Attentato incendiario nel mirino un operaio
Il fuoco ha completamente distrutto la Opel Agila parcheggiata sotto casa Irrecuperabile anche l’attrezzatura da lavoro custodita nel bagagliaio
PORTO TORRES. Questa volta il bagliore dell’auto che prendeva fuoco ieri mattina intorno alle 4 ha illuminato la periferia, precisamente via Piemonte nel Quartiere Satellite, e con tutta probabilità si tratta dell’ennesimo incendio doloso, fenomeno al quale nessuno è finora riuscito a porre rimedio. L’automobile andata completamente a fuoco è un’Agila, di proprietà di un operaio, al cui interno aveva anche l’attrezzatura di lavoro del valore di circa 500 euro. Ad accorgersi delle fiamme è stata una vicina che abita nello stessa palazzina, che dormendo con la finestra aperta ha sentito la puzza del bruciato e si affacciata per vedere quello che stava accadendo, ossia l’auto avvolta dalle fiamme che bruciava irrimediabilmente. I vigili del fuoco sono arrivati subito dopo le chiamate degli inquilini e del proprietario dell’auto, ma per la vettura non c’era più niente da fare se non finire direttamente alla rottamazione. Sono ormai circa tre anni che la città ha subito diversi attentati incendiari, l’ultimo ai danni di un’azienda della zona artigianale, e sinora nessuna notizia di eventuali colpevoli da parte degli inquirenti. «Non c’è più nessun controllo durante le ore notturne – lamenta una signora –, e queste cose che stanno succedendo sono una novità negativa che non danno alcuna tranquillità alle persone che vivono nel quartiere».
Gli attentati avevano preso di mira anche politici e imprenditori, poi la “diavolina” si era spostata verso le macchine di altri proprietari senza un nesso logico. «Molti decidono di parcheggiare di notte la propria auto in punti centrali della città – dice un signore – , per tenerla lontano da eventuali attentatori, e questo tipo di psicosi sta coinvolgendo un gran numero di persone che non riescono a capire il perché di tanto accanimento contro la proprietà degli altri».
L’operaio che perso l’Agila non aveva subito alcuna minaccia o ritorsione, e meno che mai immaginava di poter vedere bruciare l’auto proprio sotto il suo appartamento. Quello che sta accadendo da troppo tempo a Porto Torres, comunità sino a qualche anno fa estranea a questo tipo di cultura, merita ora una riflessione attenta anche da parte del nuovo consiglio comunale e delle altre istituzioni cittadine. Magari si può chiedere al prefetto di convocare ancora una volta il comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza, per discutere di queste fatti e, magari, cercare una soluzione che possa tranquillizzare i cittadini di tutti i quartieri.
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