Il parroco ospita la festa di chiusura del Ramadan
VALLEDORIA. Un gesto simbolico, cristiano, ma soprattutto di accoglienza, ospitalità e umano, verso chi soffre e scappa dalla guerra, lo ha regalato sabato scorso il parroco di Valledoria don...
VALLEDORIA. Un gesto simbolico, cristiano, ma soprattutto di accoglienza, ospitalità e umano, verso chi soffre e scappa dalla guerra, lo ha regalato sabato scorso il parroco di Valledoria don Salvatore Melis alla comunità musulmana ospite dell’associazione le Tre fontane che ha in gestione l’ex casa di riposo Padre Pio.
Si doveva festeggiare la cosiddetta festa dell’interruzione del digiuno, che segna la conclusione del Ramadan, ma i giovani migranti di Valledoria non avevano una struttura adeguata per potere allestire i festeggiamenti e potere cucinare i piatti tipici della loro terra in un posto appartato e confortevole.
Ebbene, il parroco don Melis dopo avere ascoltato le richieste che gli sono pervenute in tale senso dai rappresentanti della cooperativa Le tre fontane, non ci ha pensato un attimo e immediatamente ha messo a disposizione dei circa 60 musulmani presenti a Valledoria (gli altri 15 sono di religioni diverse) la propria tenuta di campagna con tanto di veranda all’aperto e soprattutto lontana da occhi indiscreti che in qualche modo potessero creare disturbo a questa festa religiosa tanto sentita dalla comunità islamica.
«Non ho fatto niente di eccezionale – si schermisce il parroco don Salvatore Melis – al di là del fatto che io sia sacerdote l’aspetto che tutti noi dobbiamo valutare in queste circostanze è quello esclusivamente umano. In realtà – spiega il parroco – questi giovani scappano da una guerra che nei loro territorio hanno scatenato i paesi occidentali, e pertanto la nostra ospitalità è niente rispetto al grave danno morale ed economico e civile che i Paesi cosiddetti civilizzati stanno perpetrando nei confronti di queste nazioni. Ora – conclude il parroco di Valledoria – il mio gesto è niente se si considerano questi presupposti».
La festa è durata fino a tarda serata con canti, balli e diversi prodotti tipici delle loro zona. Alla fine c’è stato il mesto rientro a Valledoria dove i ragazzi che sfuggono da povertà e conflitti sanguinosi, vorrebbero più comprensione da parte di chi ancora li vede come causa di disagio o un problema da evitare a tutti i costi. (g.f.)
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