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I Riformatori sardi: «Sul piano Bper soltanto silenzi»

I Riformatori sardi: «Sul piano Bper soltanto silenzi»

SASSARI. Il piano industriale della Bper potrebbe essere da lacrime e sangue per le controllate Banco di Sardegna e Banca di Sassari, ma la Fondazione, la Regione e la politica in generale tacciono....

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SASSARI. Il piano industriale della Bper potrebbe essere da lacrime e sangue per le controllate Banco di Sardegna e Banca di Sassari, ma la Fondazione, la Regione e la politica in generale tacciono. Un silenzio preoccupante secondo i Riformatori sardi che ieri hanno voluto pubblicamente “accendere i riflettori” sulla situazione del credito nell’isola. Con un appello finale. «Non si può continuare a far finta di niente, occorre riaprire il dibattito e decidere se vogliamo avere una politica sul credito. In gioco ci sono posti di lavoro e la stessa sopravvivenza di una banca sarda».

Un allarme che si aspetta trovi orecchie per sentire quello lanciato dai coordinatori regionale, Michele Cossa, e provinciale, Michele Solinas e da Roberto Frongia, ex assessore della giunta Cappellacci, e ora responsabile del Centro Studi del partito. Un allarme che parte dai numeri. «Il piano industriale 2015/2017 prevede di chiudere 130 filiali – dicono i Riformatori sardi –. Di queste 56 sono sostanzialmente quelle della Banca di Sassari che viene inglobata nel Banco di Sardegna. E le restanti quali sono, quelle del Banco? Già 27 filiali nella penisola sono state chiuse. Il personale che fine farà? Complessivamente si prevede un taglio di 581 dipendenti: cosa succederà in Sardegna?».

«All’inizio dell’anno presentammo una mozione in consiglio regionale sulla situazione che venne respinta con la motivazione che la banca era una istituzione privata e come tale non si poteva entrare nel merito della sua attività», ricorda Michele Cossa. «Una risposta che non convince – ha proseguto Roberto Frongia –. Alla Regione ci spieghino allora perché hanno trattato sui licenziamenti all’Alcoa: non è forse anche questa un’azienda privata? E forse l’assessore Raffaele Paci non ha competenze anche sul credito?».

Ma nel loro ragionamento i Riformatori hanno voluto partire dall’origine, da quando, cioè , nei primi anni 2000, la Banca Popolare dell’Emilia Romagna acquisì il Banco di Sardegna. «Il controllo dell’istituto è stato ceduto alla Bper in cambio di obbligazioni e, a fronte di un valore di acquisto di oltre 360 milioni di euro, ma come risulta dai bilanci della Fondazione Banco di Sardegna, ancora oggi è stato pagato solo il 35 per cento. Dunque alcune obbligazioni della Bper sono ancora oggi conservate nella cassaforte della Fondazione. Una sorta di cambiale che a distanza di 14 anni deve essere ancora onorata». Il risutato è che, rilevano ancora i Riformatori, la Bper per anni «ha controllato e deciso pur con una quota minoritaria». Mentre la Fondazione, che pure detiene il 49 per cento del Banco di Sardegna, «nulla dice su quanto sta accadendo».

«C’è poi anche l’operazione Sarda Leasing che chiama in causa tutto il modo di intendere l’economia sarda – conclude Michele Solinas–. Una banca sarda non c’è più, il management sardo è stato cancellato. E le famiglie e le imprese non hanno più un punto di riferimento come avveniva in passato». (p.f.)

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