A Sant’Antioco di Bisarcio sulle tracce del passato
Riprende domani la campagna di scavi condotta dall’università sassarese Gli archeologi impiegheranno nuove tecnologie e anche un drone
OZIERI. Prenderà il via domani 10 agosto la nuova campagna di scavi Bisarcio Project, che sino al 31 agosto coinvolgerà circa 25 studenti del Dipartimento di storia, scienze dell’uomo e formazione dell’Università di Sassari e degli atenei di Bologna, Pisa, Madrid, Barcellona.
Diretto dal professor Marco Milanese, docente di Archeologia medievale dell’ateneo sassarese, lo scavo proseguirà il lavoro degli scorsi anni che, come si ricorderà, ha consentito di riportare alla luce un’importante numero di reperti e resti e di accrescere notevolmente le conoscenze sulla storia sociale e culturale di quello che fu il primo nucleo dell’abitato di Ozieri e che in seguito divenne la sede vescovile.
«Anche in questa occasione - spiega il professor Milanese - è previsto l’uso di tecnologie scientifiche applicate: laboratorio di Antropologia e di paleopatologia; indagini chimiche, faunistiche e archeobotaniche; elaborazioni fotogrammetriche, termografiche, 3D da terra; utilizzo di un drone di alta tecnologia che scatterà migliaia di immagini sul sito nelle giornate del 12 agosto e del 2 settembre. Sarà inoltre attivo il laboratorio reperti e si svolgeranno seminari teorici di approfondimento. I lavori sono organizzati con un esplicito taglio didattico e rientrano nel più ampio progetto della scuola estiva di Archeologia medievale che fa parte delle attività didattiche del Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione e che quest’anno ha già visto impegnato il gruppo di ricerca e gli Studenti nelle indagini a Mesumundu a Siligo».
Il Bisarcio Project è frutto della collaborazione tra l’ateneo di Sassari (cattedre di Archeologia medievale e post-medievale e di Metodologie della ricerca archeologica - Dipartimento di storia, scienze dell’uomo e della formazione), il Comune di Ozieri (che ha firmato con l’ateneo un protocollo d’intesa) e la Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro. I lavori si svolgono in regime di concessione di scavo rilasciata dal Mibact al Comune di Ozieri, dove il progetto è sostenuto con convinzione dal sindaco Leonardo Ladu, dall’assessore alla Cultura Giuseppina Sanna e dal dirigente del settore Anna Maria Manca. Accanto al direttore professor Milanese, sarà sul campo anche il consolidato gruppo di ricerca composto dagli archeologi medievisti Giovanni Frau, Alessandra Deiana, Maria Chiara Deriu, Manuela Simbula e Antonella Deias. Particolare interesse in questa fase dello scavo sarà rivolto all’area cimiteriale medievale rinvenuta nel 2013 attorno alla basilica di Sant’Antioco. A tale scopo è stata attivata una collaborazione scientifica con il Centro studi antropologici, paleopatologici e storici dei popoli della Sardegna e del Mediterraneo dell’Università di Sassari e con l’unità di Paleopatologia dell’Università di Pisa, diretta dal docente Gino Fornaciari: a coordinarlo sarà la dottoressa Anna Bini.
La Soprintendenza sarà rappresentata dalla dottoressa Nadia Canu, funzionario archeologo di zona.
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