Se n’è andato Mario Rubattu, l’antiquario di Cossiga
SASSARI. Ai figli aveva detto: «Quando arriverà il momento, non dite niente a nessuno, niente necrologi, al funerale voglio soltanto voi». Mario Rubattu se n’è andato il 27 luglio scorso, in silenzio,...
SASSARI. Ai figli aveva detto: «Quando arriverà il momento, non dite niente a nessuno, niente necrologi, al funerale voglio soltanto voi». Mario Rubattu se n’è andato il 27 luglio scorso, in silenzio, dopo una malattia che se l’è portato via in pochi mesi. Aveva 77 anni. Ma nonostante il veto, rigorosamente rispettato da Carlo e Alessandra, e frutto di un carattere riservato, la notizia della sua scomparsa si è diffusa comunque. Destando dolore e rammarico tra i tantissimi che lo avevano conosciuto e gli volevano bene.
Rubattu a Sassari, di cui era un figlio verace, sempre pronto alla battuta fulminante, era l’incarnazione stessa dell’antiquario. Mestiere a cui approdò dopo aver cominciato da giovanissimo a fare il restauratore. Aveva imparato a bottega a far ritornare belli come in passato mobili, opere d’arte arredi di valore. Lo riempiva di soddisfazione aver ridato splendore al Cristo di San Donato, il suo primo importante restauro. E tanto si era appassionato alla bellezza dell’antico che dopo aver lavorato anche da Righi – un altro nome cittadino legato intimamente all’antiquariato – si era messo in proprio cominciando a vendere in proprio mobili e oggetti antichi. Il primo negozio lo aprì in corso Trinità dove cominciò a farsi apprezzare dalla clientela cultrice del pezzo d’arte, per poi aprire in viale Umberto, via Bellieni e via Emilia. Il mercato dell’antiquariato era in crescita e aveva molti estimatori. Fu anche organizatore di aste frequentatissime. Lui, che non dimenticava le sue origini popolari, non vendeva solo alla ricca borghesia. Convinceva anche le giovani coppie più a corto di denaro a comprare il pezzo che avrebbe nobilitato la loro casa, facilitandole negli acquisti con pagamenti personalizzati.
Un acquirente di cui era fiero, anche perchè il rapporto si trasformò in amicizia, fu il presidente Francesco Cossiga, a cui aveva arredato anche l’ultima casa di viale Caprera. Due sassaresi autentici che si intendevano con uno sguardo.
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