Medici indagati, il gip: restino in servizio
Abuso d’ufficio e corruzione, respinta la richiesta del pm di misure interdittive: «Nessuna prova che possa giustificarle»
SASSARI. Non esiste alcuna prova che possa giustificare l’applicazione delle misure interdittive chieste dalla Procura nei confronti dei cinque medici indagati in concorso per abuso d’ufficio e falso nell’ambito dell’inchiesta sul presunto concorso Asl pilotato.
La decisione del giudice. Il gip Giuseppe Grotteria, all’esito degli interrogatori di garanzia, ieri mattina ha rigettato le richieste di sospensione dal servizio fatte dal sostituto procuratore Carlo Scalas per i primari di Ortopedia e Traumatologia Franco Cudoni, Peppino Mela e Luciano Cara (il primo presidente e gli altri due membri della commissione giudicatrice e in servizio rispettivamente a Sassari, Olbia e Cagliari) e per Katia Spanedda, funzionario Asl responsabile del procedimento, e Marcella Rassu, medico e vincitrice del concorso in questione. A entrambe il pm aveva contestato anche il reato di corruzione.
L’ordinanza. E proprio da qui parte Grotteria sostenendo nell’ordinanza che quel reato non è configurabile perché non c’è prova del fatto che la Spanedda abbia “condizionato” il concorso – così come sostiene il pm – per ottenere in cambio da Marcella Rassu un’accelerazione delle prenotazioni per visite mediche all’ospedale civile di Sassari nei confronti di pazienti da lei raccomandati. “Favori” eventualmente ricollegabili – scrive il gip – «a generiche ragioni di amicizia e parentela esistenti tra le due». Condotta, aggiunge ancora Grotteria, «che potrebbe piuttosto integrare, dopo tutti gli opportuni approfondimenti investigativi, la diversa fattispecie di abuso d’ufficio continuato in relazione alla violazione della legge sulle liste d’attesa».
Mancano le prove. Un incipit deciso e poche righe più giù, in relazione al contestato abuso d’ufficio, Grotteria tiene a puntualizzare: «È meglio dire subito che non esiste alcun elemento probatorio a carico degli indagati Luciano Cara e Giuseppino Mela che deponga nel senso che gli stessi fossero componenti collusi della commissione giudicatrice presieduta dal Cudoni e che abbiano agito con la consapevolezza che la condotta di quest’ultimo fosse caratterizzata da favoritismo o che Cudoni, Spanedda e Rassu fossero parti di un’unica consapevole operazione comune come sembrerebbe emergere dalle conversazioni intercettate».
Le intercettazioni. E sono state proprio alcune frasi “ascoltate” nell’ambito di un’altra inchiesta – quella su presunti abusi edilizi nella villa al mare del vicepresidente del consiglio regionale Antonello Peru – a convincere il pm a iscrivere nel registro degli indagati l’esponente politico di Forza Italia (per lui era già stata rigettata la richiesta di misura non avendo rilevato il gip da principio gravi indizi di colpevolezza) e i cinque medici.
Conversazioni dalle quali, secondo l’accusa, emergerebbe un accordo preciso – che coinvolgeva in particolare Spanedda e Cudoni – per pilotare il concorso per nove posti di dirigente medico in Ortopedia a favore della Rassu.
E qui entra ancora più nel merito il gip: «L’evento di vantaggio deve essere provato come tale dall’Accusa, non è sufficiente il fine di avvantaggiare. E la relativa prova non può fondarsi su espressioni verbali generiche quali quelle del Cudoni: “e hanno capito che ci siamo dati da fare, sì?” e la risposta della Spanedda: “eh, direi, direi. Cosa vuoi che ti dica, nessuno ci batte qua...ma senza il mio intervento neanche a fare il tirocinio sarebbe entrata la Rassu”». La prova deve invece fondarsi, secondo il gip, «sull’accertamento della violazione da parte del pubblico funzionario di puntuali norme legislative e regolamentari dettate per lo svolgimento delle prove d’esame».
Nessuna anomalia nel concorso. Spiega, Grotteria: «Non risultano allegate specifiche parzialità e disparità nell’assegnazione del punteggio per titoli, nella prova pratica, in quella scritta o in quella orale» e ancora una volta precisa che a questo proposito nei confronti di Mela e Cara «difetta qualsiasi prova di collusione col Cudoni. Né sono stati dedotti difetti di motivazione rispetto ai singoli voti conferiti o elementi di criticità o anche solo di stranezza rispetto all’esecuzione delle singole prove. O, ancor più, che ai candidati vincitori siano stati rivelati gli argomenti su cui dovevano essere interrogati o che siano state aperte le buste col nome dei candidati e poi quelle contenenti gli elaborati attribuendo a questi ultimi, a seconda dei casi, un punteggio più o meno positivo e così via».
Accolta la tesi difensiva. Tutti elementi che non figurano nel fascicolo di indagine e perciò il gip ha respinto la richiesta di sospensione dal servizio degli indagati. Avallando in questo modo la tesi degli avvocati difensori Mariano Mameli e Marcello Bazzoni per la Spanedda, Gabriele Satta per Mela, Antonella Cuccureddu per Cudoni, Anna Laura Vargiu per la Rassu e Michele e Riccardo Schirò per Cara.
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