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Sassari

Manca il braccialetto, resta in cella

di Nadia Cossu
Manca il braccialetto, resta in cella

I legali di Mesina: detenzione ingiusta, il gup ha concesso i domiciliari un mese fa

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SASSARI. Lo scorso 28 luglio il giudice Elisa Marras, così come chiesto dai legali Antonio Secci e Sara Luiu, aveva sostituito nei confronti dell’orgolese Ananio Mesina – arrestato con due complici per la fallita rapina all’ufficio postale di via Forlanini a Sassari – la misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari «con l’utilizzo del dispositivo elettronico ex articolo 275 bis del codice di procedura penale». Così scriveva il gup nell’ordinanza che disponeva anche la scarcerazione immediata del detenuto. «È passato più di un mese – spiegano i legali – e Mesina è ancora rinchiuso in una cella di Bancali. In violazione di un ordine impartito dal giudice».

Quello sollevato dagli avvocati Secci e Luiu è un nuovo caso di «ingiusta detenzione» causato dalla indisponibilità dei braccialetti elettronici messi a disposizione dalla Telecom che ha stipulato i contratti di fornitura per duemila dispositivi così come chiesto dal ministero dell’Interno. Un numero evidentemente non più sufficiente.

Ieri mattina i legali hanno depositato un’istanza al gup. «L’ordinanza di luglio – spiegano – modificava la misura del carcere con quella “meno afflittiva” degli arresti domiciliari con l’utilizzo del braccialetto elettronico». Che ad oggi non è stato ancora fornito. «Non v’è dubbio – scrivono Secci e Luiu nell’istanza – che il fatto di non poter reperire il braccialetto elettronico implica un fattore sopravvenuto che incide in modo negativo sulle modalità cosiddette operative. Mentre non può incidere su ciò che il giudice aveva deliberato, ossia “che le esigenze possano essere tutelate con la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari”». E a questo proposito fanno riferimento alla sentenza 35571/2015 della quarta sezione della Corte di Cassazione «che qualche giorno fa si è espressa – dicono gli avvocati – salvaguardando il principio che qualora il giudice decida di adottare la misura ex art 275 bis vuol dire che le esigenze cautelari possono essere salvaguardate con misure diverse dal carcere a prescindere dal braccialetto, del quale si può quindi anche fare a meno. Pertanto il paletto fissato per l’imputato che doveva stare in carcere fino alla avvenuta positiva installazione del braccialetto è una anomalia che va rimossa». Il gup Marras si è riservato e la decisione potrebbe arrivare a giorni.

Il 23 giugno il tribunale della libertà aveva revocato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due complici di Mesina, Enrico Buffa e Sisinnio Rubanu (il giudice li aveva mandati ai domiciliari). Era invece rimasto a Bancali Ananio Mesina, che aveva precedenti penali. I tre erano stati arrestati dai carabinieri durante una fuga rocambolesca sulla 131 – a bordo di un’auto rubata – che si era conclusa al centro di Bonorva dove i tre erano stati inseguiti a piedi e poi fermati.

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