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Sassari

Storie di migranti. Collins, un bassista nigeriano a Sassari. Il suo sogno: diventare barbiere

di Luca Fiori
Storie di migranti. Collins, un bassista nigeriano a Sassari. Il suo sogno: diventare barbiere

Nel suo paese suonava e sognava l’Europa. Sapeva che non sarebbe stata un passeggiata. «Non mi piace chiedere i soldi per strada. Sono giovane e posso fare qualsiasi lavoro»

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SASSARI. Nel suo paese suonava il basso e sognava l’Europa. Sapeva che non sarebbe stata un passeggiata, Collins, 24 anni nigeriano, quando quasi un anno fa è arrivato in Sardegna con una valigia carica di sogni, ma non pensava che sarebbe stata così dura. Sguardo profondo e cresta colorata da rockstar, Collins è uno dei 200 ospiti della struttura per migranti di Sassari, allestita all’interno dell’ex tribunale dei minori di Predda Niedda.

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Le sue giornate, come quelle degli altri rifugiati, trascorrono all’insegna della noia. Dalle prime ore del mattino inizia la processione verso il centro della città di questi ragazzi con lo sguardo spento, che ogni mese ricevono 65 euro di contributo per vivere: poco più di due euro al giorno.

La maggior parte di loro staziona davanti ai supermercati o nelle strade più trafficate della città alla ricerca disperata di una moneta. «A me non va di chiedere l’elemosina - racconta Collins - non ci riesco. Sono giovane e sono disposto a fare qualsiasi lavoro».

Fuggito dalla Nigeria a causa della guerra tra diverse etnie e religioni, Collins pochi giorni fa si è visto rifiutare la domanda per il riconoscimento di protezione internazionale dalla Commissione rifugiati di Cagliari.

«Il mio avvocato ha presentato ricorso - racconta - e ora avrò un permesso temporaneo in attesa che la Commissione riesamini il mio caso». Collins vorrebbe lavorare e spera che qualcuno gli dia una possibilità. «Sono pronto ad andare in campagna a lavorare la terra - spiega - ad accudire gli animali o a fare qualsiasi cosa pur di non trascorrere le giornate senza avere niente da fare».

Collins e gli altri ragazzi che vivono all’interno dell’ex tribunale dei minori, nel pomeriggio ciondolano da una parte all’altra della città alla ricerca di una connessione internet gratuita a cui collegarsi, con i vecchi smartphone di terza o quarta mano, per poter comunicare con i parenti rimasti nei paesi d’origine.

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«È l’unico svago che possiamo concederci - ammette - ma è difficile restare connessi per più di mezz’ora». Per i vestiti si rivolgono alla Caritas o spesso trovano aiuto in qualche chiesa. «Questa non è vita - dice Collins - non mi piace pesare sulle spalle della gente. Io vorrei rendermi utile e integrarmi nella società».

Per ora deve accontentarsi della stanza che a Predda Niedda divide con altri quattro connazionali. «Per quella non mi lamento - spiega - è il cibo che ci danno ogni giorno che non è il massimo. E poi l’assistenza medica è carente - continua - a molti di noi il medico ha prescritto delle medicine, ma chi gestisce la struttura non le ha acquistate».

Prima di arrivare nell’isola in Nigeria Collins aveva iniziato una scuola per parrucchieri per diventare un “hair stylist”, un esperto di acconciature. «Mi piacerebbe molto - racconta - trovare una scuola per parrucchieri qui a Sassari per continuare il percorso iniziato in Africa. Ma mi accontenterei anche di trovare un barbiere da cui andare a fare pratica - conclude - e poi mi aprirmi un mio piccolo salone per guadagnarmi da vivere senza dipendere dagli altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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