«Siamo senza casa e con un bimbo disabile»
Appello di una famiglia che a ottobre dovrà lasciare la piccola abitazione nella quale vive da un anno
PORTO TIRRES. La casa è davvero minuscola, nel quartiere di Monte Agellu: la porta di ingresso di apre sul cucinino che dopo due passi si allarga in un piccolo soggiorno. Una prima porta indica la camera da letto, la seconda il bagno. In questa casa abitano quattro persone: marito e moglie e due bambini di otto e due anni. Una casa comunque piccola, che diventa quasi soffocante se si considera un ultimo e forse più importante particolare: il bambino di due anni è affetto da una malattia genetica così rara per la quale non c’è neppure il nome. A fine ottobre la famigliola dovrà lasciare anche questa casa, per la scadenza del contratto. Una casa nella quale hanno vissuto solo un anno, con i disagi delle vecchie costruzioni, che trasudano muffe e umidità. «Stiamo cercando casa da mesi – racconta Anna (è un nome di fantasia) – ma non riusciamo a trovarla perché mio marito è disoccupato. Riusciamo a sbarcare il lunario grazie a qualche lavoretto e alla “pensione” del bambino, 500 euro con i quali siamo sempre riusciti a pagare l’affitto. Ora, invece si è fatto tutto più difficile anche se il Comune ci ha messo a disposizione una somma con la quale possiamo versare la caparra per la nuova casa. Se riusciamo a trovarla».
Fino allo scorso anno Anna e la sua famiglia vivevano in un’altra zona della città, ma erano stati costretti a lasciare quell’abitazione in seguito a uno sfratto esecutivo. Una casa più grande, luminosa, senza umidità, con una stanza anche per la bambina di otto anni. «La signora che abita qui sopra, la padrona di casa, ci aveva offerto questo mini appartamento – racconta ancora Anna –. Aveva saputo delle nostre peripezie e ci aveva proposto un contratto di affitto annuale. Che scade a fine ottobre».
I problemi maggiori, ovviamente, riguardano il bambino di due anni. «Abbiamo chiesto aiuto al Comune ma i Servizi sociali ci hanno detto che non possono far niente per noi. Solo una volta mi hanno dato un piccolo contributo, ma poi ci hanno detto che non c’erano soldi. Per nessuno». La speranza della donna e di suo marito è che ci sia qualche norma regionale che preveda un aiuto tangibile per i bambini affetti da disabilità totalmente invalidante. Ma ci sono i disagi anche della bambina di otto anni (certamente meno importanti) che non invita i compagni di scuola perché la casa è troppo piccola, «Sogno di disegnare la vecchia casa, grande e luminosa – spiega – ma poi, sempre in sogno, disegno una casa piccola e con la muffa».
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