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Imprese e amministratori bocciano il nuovo Puc

Imprese e amministratori bocciano il nuovo Puc

PORTO TORRES. Liberi professionisti e artigiani del settore edile hanno chiesto ai vertici dell’amministrazione una modifica del piano urbanistico comunale in funzione delle necessità della...

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PORTO TORRES. Liberi professionisti e artigiani del settore edile hanno chiesto ai vertici dell’amministrazione una modifica del piano urbanistico comunale in funzione delle necessità della collettività e degli operatori interessati. La richiesta è emersa nel corso dell’incontro svolto nei giorni scorsi nella sala conferenze del Museo del Porto – presente anche il dirigente dell’ufficio tecnico Claudio Vinci con il suo staff - e il sindaco si è impegnato «a trovare la soluzione alle problematiche causate dall’adozione del Puc, dando la disponibilità a creare un ufficio del Piano». Nel corso degli interventi si è anche chiesto all’esecutivo di valutare una “sospensiva” dell’attuale strumento urbanistico, sempre nel rispetto della legge, riservandosi la verifica di tale opzione da parte dei tecnici preposti. Una posizione condivisa sia dagli operatori sia dall’amministrazione, con i primi che hanno dato la loro disponibilità a formare un tavolo tecnico costituito da rappresentanti di ciascuna categoria al fine di studiare le modifiche necessarie per fare si che il Puc diventi ciò per cui è preposto, ossia la base del futuro di sviluppo e riconversione della città. Un Piano urbanistico comunale criticato a più riprese dai tecnici presenti: i parametri applicati per le zone residenziali C3 definiscono complessivamente una capacità insediativa di 27.026 abitanti, mentre il dato del Puc che stima la popolazione insediata e insediabile contravviene sostanzialmente alle norme del Piano paesistico regionale, che dice che «potranno essere individuate nuove aree da fabbisogno abitativo ai fini residenziali solo successivamente alla dimostrazione di reali fabbisogno abitativi». In disaccordo gli operatori del comparto edilizio causa applicazione delle norme di salvaguardia, che devono tener conto di un nuovo regolamento edilizio che è in completa antitesi con il Piano regolatore generale comunale e sono quindi costretti a utilizzare le norme maggiormente restrittive, lamentando la «riduzione delle possibilità di effettuare investimenti con ricadute anche sull’indotto». Le imprese artigiane vorrebbero che, rispetto al recente passato, ci fosse invece più attenzione al loro mondo e alla condizione di precarietà che da diversi anni sta attanagliando il settore. Sono stati poi evidenziati altri temi come quello della pianificazione urbanistica, in particolare per le nuove zone di espansione, e i problemi legati alla viabilità cittadina. Un altro aspetto preso in considerazione è stato quello dell’eccessivo costo dei diritti di segreteria rispetto ad altri centri dell’hinterland, che in un momento storico come quello attuale di grave crisi incide pesantemente sulle tasche dei cittadini. (g.m.)

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