Sassari, il datore di lavoro è ignoto: all’Europol niente stipendi
L’incredibile vicenda di oltre cento dipendenti dell’istituto di vigilanza sassarese. Neanche i sindacati sanno se è davvero avvenuta la cessione del ramo d’azienda
SASSARI. Da mesi senza stipendio perché non sanno più chi è il loro datore di lavoro. È l’incredibile vicenda che stanno vivendo 140 dipendenti della Europol service, l’istituto di vigilanza sassarese che - stando almeno a quanto afferma l’amministratore unico della società, Marco Budroni - avrebbe ceduto il ramo di azienda del portierato (con tanto di addetti, dunque) alla concorrente Sardinia general services, sede legale a Predda Niedda, il cui socio di spicco è Cosimo Cuccureddu, l’imprenditore cui nove mesi fa - a causa di un pranzo consumato in compagnia di Graziano Mesina - il prefetto negò la licenza indispensabile per gestire l'istituto di vigilanza e per ottenere un appalto da 6,7 milioni di euro per la custodia armata e il portierato degli edifici della Regione dislocati nel nord Sardegna.
Tornando alla vertenza, la cosa che nessuno - nemmeno le organizzazioni sindacali - riesce a comprendere, è se la cessione del ramo di azienda sia effettivamente avvenuta. Perché se Budroni (Europol) già a fine luglio aveva informato i suoi dipendenti tramite un e.mail che il trasferimento sarebbe stato efficace a partire dal 10 agosto 2015, il 2 settembre scorso (quindi un mesetto dopo) la Sardinia general services comunicava alla segreteria territoriale della Uiltucs che «la presa in carico dei servizi ai contratti di cui la cessione del ramo di azienda non è ancora avvenuta». In altre parole, le due società si rimpallano appalti, dipendenti e, manco a dirlo, pagamento di stipendi.
Fermo restando che alla Europol il lavoro non manca di certo (soltanto in città l’attività di portierato viene svolta per la Asl 1, l’Aou, il Comune, la Cassa edile, l’Arst, la Camera di commercio e l’Università) e che i dipendenti continuano regolarmente a prendere servizio, svolgendo come hanno sempre fatto i loro compiti, la domanda che tutti si pongono è questa: chi deve garantire le buste paga, comprese quelle arretrate? «Siamo confusi - racconta sconsolato uno degli addetti -, non sappiamo più a chi credere, l’unica cosa certa è che da circa tre mesi non vediamo un centesimo, e tra noi c’è chi ha famiglia con bambini da sfamare».
A dire il vero non è la prima volta che l’Europol service finisce nelle cronache sindacali per non aver onorato con puntualità i compensi ai propri dipendenti. Tanto che nel maggio scorso oltre duecento dipendenti dell'istituto (tanti sono se si contano anche gli addetti alla vigilanza armata e gli amministrativi) lamentavano ritardi nel pagamento. E dalla Asl 1 era partito un avviso a Budroni: «Se l'Europol dovesse continuare a non erogare gli emolumenti dovuti ai propri dipendenti saremo costretti a sostituirci a essa nella liquidazione di quanto dovuto al personale dipendente».
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