Riforma della sanità, l'assessore Arru: «Nessun favoritismo al Mater Olbia»
L'esponente della giunta Pigliaru illustra il progetto e le strategie della Regione: «Puntiamo a creare una rete di eccellenza in tutta l'isola»
SASSARI. Da settimane gira in lungo e in largo la Sardegna: assemblee, dibattiti, lunghi interventi per spiegare la bontà della riforma. Quasi sempre sbatte contro un muro di diffidenza. La gente fa fatica, il quadro ancora non è chiaro. C’è paura.
La possibile chiusura o il ridimensionamento dell’ospedale di riferimento è qualcosa che destabilizza. L’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru va via perplesso, carico di appunti e pensieri da mettere in ordine: c’è un puzzle da ricomporre, bisogna creare il sistema migliore possibile. E farlo capire anche alla gente che oggi si oppone.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:sassari:cronaca:1.12082978:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2015/09/12/news/sassari-il-grande-scippo-1.12082978]]
Partendo da un punto fermo: «La sanità così non funziona – dice – troppi sprechi, qualità bassa. Siamo ultimi in Italia per l’utilizzo appropriato degli ospedali. E recenti studi hanno dimostrato che una donna in Sardegna rischia di morire di parto tre volte in più rispetto alla media nazionale. Qualcosa questo vorrà dire».
Secondo l’esponente della giunta Pigliaru significa innanzitutto una cosa: che tutti non possono fare tutto, che bisogna puntare sui centri specialistici «per garantire livelli di eccellenza che oggi non ci sono». Ma, assicura, questo non si tradurrà «nell’impoverire alcune strutture per farne crescere altre». Nessuno, dunque, «pensi che si voglia favorire il Mater Olbia. È un’ipotesi da escludere categoricamente».
Sul caso della chirurgia pediatrica e degli altri reparti in bilico a Sassari: «Niente è stato deciso, ma di sicuro la chirurgia pediatrica è una specialità a bassa diffusione. E, soprattutto dalla Gallura, dove il reparto al momento non c’è, si assiste a una emigrazione verso la Penisola, al Gaslini di Genova o al Bambin Gesù di Roma: i genitori non portano i propri bambini a Sassari o a Cagliari. Ecco, noi vorremmo invertire questo trend, fermando la fuga dall’isola».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:olbia:cronaca:1.12082976:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2015/09/12/news/e-in-gallura-sono-tutti-scontenti-1.12082976]]
Al Mater Olbia la chirurgia pediatrica ci sarà: 9 posti letto subito, 11 a regime nella mega struttura finanziata dalla Qatar Foundation. «Ci hanno chiesto di avere questa specialità – spiega l’assessore – così come diverse altre che non erano presenti in Gallura».
Ma a Sassari c’è e il punto è proprio questo: è improbabile che per la logica dei numeri e degli standard di cui parla l’assessore, possano coesistere due reparti della stessa specialità a poco più di 100 chilometri di distanza.
La guerra tra territori non porta a nulla. Luigi Arru ribadisce che ancora nulla è stato deciso: la delibera approvata a fine luglio per 60 giorni sarà sottoposta all’esame pubblico. E considerato che di mezzo c’era agosto i tempi della consultazione potrebbero allungarsi ulteriormente. Il quadro va riempito, le caselle sistemate nei punti giusti.
Ma la cornice non può essere modificata: «Il progetto nelle linee generali non è in discussione. Facciamo un discorso regionale, puntiamo a creare una rete, andiamo oltre i singoli territori. Ognuno dei quali ha le sue esigenze, le sue pretese. Tutti vogliono avere tutto ma questo non è possibile. Perché si traduce in sprechi di denaro a fiume e bassa qualità dell’assistenza. Noi vogliamo puntare sull’eccellenza, vogliamo che in Sardegna la sanità inizi a viaggiare con una marcia più alta».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.12083022:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/regione/2015/09/12/news/da-alghero-via-otorino-e-urologia-1.12083022]]
Per farlo – dice Arru – bisogna chiudere, selezionare, accorpare e potenziare. E in questo discorso, assicura l’assessore, nessuno parte in vantaggio. «Sbaglia completamente chi ritiene che si voglia favorire il Mater Olbia. La nuova struttura sanitaria, che ci auguriamo possa diventare un polo d’eccellenza, non viaggerà da sola: la sua offerta sanitaria dovrà essere integrata all’interno del sistema regionale, sempre in un’ottica di rete pensata per offrire il servizio migliore possibile al cittadino. Non c’è alcun motivo di pensare che l’inaugurazione dell’ex San Raffaele possa provocare un impoverimento delle altre strutture sanitarie, il senso della riforma non è questo e non lo sarà mai».
La data ufficiosa resta il 1° dicembre. Quel giorno, era stato detto, sarà operativo il primo reparto del Mater Olbia, quello di Pediatria. Ma non ci sono certezze. «La Regione non ha notizie ufficiali – spiega l’assessore Arru – sulla data di inaugurazione. Agli investitori abbiamo dato dei tempi, chiederemo che siano rispettati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
