Il sindaco: «Sono pronto a rivedere tutta la giunta»
Nicola Sanna vuole chiudere l’accordo nel Pd e non vuole concedere alibi «Disposto anche a ridiscutere su Sirio, ztl e altri temi: ma fatemi una proposta»
SASSARI. Aperto ad ogni soluzione, basta che gli arrivi una proposta che sia una. Nicola Sanna l’aspetta da almeno sei mesi, ma finora dalle altre aree del Pd è tabula rasa. Il prossimo summit è fissato per lunedì ma è più probabile che slitti di un’altra settimana: sarà un faccia a faccia con Ganau, Lai, Spissu, Demontis, Manca e i segretari cittadini e provinciale e dovrebbe chiarire le reale intenzioni del partito.
Per sgombrare il campo ad alibi e inchiodare tutti alle proprie responsabilità in caso di fallimento dell’accordo, il sindaco mette sul piatto della bilancia tutte le caselle della sua giunta. «Sono pronto a riconsiderare ogni delega». Anche quelle super blindate come Carbini, Spanedda e Marras, con i quali ha siglato la triplice alleanza durante le primarie. «Non ci sono paletti. A patto che non si voglia giocare a mandare a casa questo o quello». Ma poi, come è logico che sia, cominciano a spuntare i puntini sulle i, e non sarà mai un azzeramento totale. «Naturalmente rivedere gli assetti di giunta significa anche considerare l’apporto elettorale dato da tutte le aree del partito. E non mi riferisco solamente ai consiglieri che sono stati eletti, ma anche a quelli che non ce l’hanno fatta per una manciata di voti. Tutti hanno contribuito a portare acqua al mulino della coalizione». Quindi se si parla di famiglia allargata, allora nella partita rimpasto entrano in ballo anche i partiti minori, cioè imonogruppo Idv, Cd, Upc, Sel e PdS finora rappresentati solo da Ottavio Sanna. Il coinvolgimento dei partiti minori è sempre stata una delle condizioni poste da Silvio Lai. I tre assessori in scadenza, cioè Luigi Polano, Luca Taras e Francesca Fantato e le loro deleghe non sono numericamente sufficienti per portare a termine un discorso di riequilibrio. La richiesta è sempre stata ben più radicale, con un totale reset dell’esecutivo. Un discorso rimarcato recentemente anche dal consigliere Dem Pierpaolo Bazzoni: «Ho chiesto al sindaco di ripartire da un azzeramento. Gli equilibri politici nel consiglio comunale sono cambiati con la formazione di nuovi gruppi come quello degli ex Ora sì. È una realtà che non si può ignorare e in base alla quale deve essere composta il nuovo esecutivo». Per la verità almeno fino ad ora i consiglieri Carta, Careddu e Arcadu non hanno avanzato richieste formali, e non si è parlato nemmeno dell’assessore Amalia Cherchi che al momento è rappresentata solo dall’unico superstite di Ora Sì Nanna Costa. «Ci aspettiamo la convocazione di un tavolo politico aperto a tutta la coalizione – puntualizza Efreem Carta – che ci sembra l’ambito più appropriato dove affrontare certi temi». In ogni modo perché venga siglata la pace all’interno del Pd e della maggioranza, sarà necessario che il sindaco sia disposto a rivedere anche determinate scelte intraprese in questo anno e mezzo, soprattutto quelle che hanno interrotto la continuità amministrativa con la precedente giunta Ganau. Su questo sarà inflessibile anche Salvatore Demontis, che da mesi è il più morbido e incline a lavorare per un accordo. Tuttavia sosterrà il sindaco piazzando l’attuale presidente del Consiglio Antonio Piu a capo dei Lavori Pubblici, e riprendendo in mano di fatto una serie di opere avviate diversi anni fa e non ancora completate. Ma tra le idee lanciate da Nicola Sanna c’era quella di rivedere il progetto del centro intermodale, eliminando il previsto centro commerciale. Oppure modificare il tracciato della metropolitana di superficie all’altezza di Sant’Orsola. Demontis, che ha la paternità di quei progetti, non sarà sicuramente entusiasta di questi stravolgimenti e detterà una serie di condizioni. Le stesse che comunque chiedono anche le altre aree del Pd, i quali però aggiungono anche ztl e campus universitario. «Se avessimo voluto fare di testa nostra e cambiare il tracciato – spiega Nicola Sanna – l’avremmo già fatto con una variante. Ma non c’è alcun atto concreto. Mi spiego: se il sindaco lancia un’idea, non vuol dire che abbia già deciso. Mi si accusa poi di essere testardo: io ribalto il discorso: se qualcuno mi avesse detto fai così e io avessi risposto di no, allora mi si potrebbe dire di avere i paraocchi. Ma ripeto: non ho mai avuto una sola proposta». A questo punto, con questa totale apertura e accondiscendenza, non si capisce come il braccio di ferro nel Pd possa durare da così tanti mesi. «Prima abbiamo smaltito i malumori delle primarie, che sono state primarie vere – spiega il sincaco – Poi c’è stata la pausa congressi. Dopodiché mi rendo conto che per le varie aree del partito non sia così facile esprimere dei nomi da collocare in giunta. Perché se accontenti uno, scontenti un altro, e quando i tempi stringono le tensioni si fanno più pressanti. Allora può essere più conveniente lasciare la situazione in stand-by e scaricare su di me le responsabilità dello stallo. Ma io lo ribadisco ancora: sono aperto ad ogni proposta, basta che me ne arrivi una».
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