La Nuova Sardegna

Sassari

Acqua gialla, cittadini sul piede di guerra

di Vincenzo Garofalo
Acqua gialla, cittadini sul piede di guerra

Sit in a Palazzo Ducale dopo mesi di disagi in centro. Da ieri uso vietato a Latte Dolce, Porcellana e Santa Maria di Pisa

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SASSARI. Si sono presentati all’ingresso di Palazzo ducale tenendo fra le mani bicchieri e bottiglie riempiti con acqua torbida e giallastra. L’acqua che sgorga dai rubinetti delle loro case e dei loro negozi. Acqua non potabile. Da quattro mesi. Un raduno spontaneo, convocato con il tam tam sui social network, su internet, dagli abitanti e dagli operatori commerciali che vivono e lavorano al centro storico. Da maggio per fare un caffè, cucinare la pasta, lavarsi i denti, non possono usare l’acqua della rete idrica pubblica, ma devono ricorrere all’acqua minerale, comprata al supermercato. Esausti, ieri hanno deciso di portare la loro protesta in Comune, dal sindaco, che li ha accolti nella sala consiliare per ascoltare le loro lamentele e allargare le braccia. Le ordinanze che vietano l’uso dell’acqua dei rubinetti per “scopi alimentari”, sono firmate da lui, ma Nicola Sanna ha spiegato che la responsabilità è di Abbanoa, l’ente regionale che gestisce il sistema idrico della Sardegna. «Le ordinanze sono dovute, la Asl monitorizza la qualità dell’acqua e quando riscontra parametri fuori dalla norma lo segnala agli enti, e noi siamo giustamente obbligati a vietarne l’utilizzo per scopi alimentari», ha detto il primo cittadino. «Alle nostre segnalazioni e proteste Abbanoa ha risposto che la torbidità dell’acqua è dovuta agli interventi di spurgo delle condotte che sono stati fatti all’inizio dell’estate proprio per liberare le tubature dai residui che deturpano l’acqua. Anche i parametri chimici fuori norma, quelli che determinano la non potabilità dell’acqua, ci spiegano che sono causati dall’uso massiccio di sostanze di depurazione. Si dovrebbe trattare di alterazioni temporanee».

La prima ordinanza con cui il sindaco ha vietato l’uso alimentare dell’acqua nel quartiere più antico di Sassari, e in altri, è del 28 aprile. Da allora, a singhiozzo, interruzioni e divieti hanno interessato a macchia di leopardo l’intera città e le borgate. L’ultima ordinanza è proprio di ieri mattina: «Nei quartieri di Latte Dolce, Santa Maria di Pisa e Porcellana l’acqua non può essere bevuta né utilizzata per la preparazione degli alimenti. Può essere utilizzata per il lavaggio di frutta e verdura e per tutti gli usi igienici, compresa la pulizia personale», è scritto nel documento firmato dal sindaco. Quartieri in cui l’acqua era stata dichiarata nuovamente potabile giusto qualche settimana fa. Al centro storico invece il divieto permane dal 28 aprile (per la zona bassa) e dal 19 giugno (per la zona alta). «Vogliamo che il Comune metta a disposizione degli abitanti le autobotti e che fornisca direttamente acqua potabile agli esercizi commerciali, come bar e ristoranti», hanno chiesto i residenti. «Le autobotti le abbiamo già messe a diposizione in passato e lo rifaremo se necessario. E per i gli abitanti che non sono in grado di rifornirsi, sarà sufficiente una segnalazione ai servizi sociali e alle associazioni di volontariato che ci stanno aiutando ad affrontare le emergenze», ha risposto il sindaco.

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