Paralizzata non ha diritto all’assistenza domiciliare
Il caso di una donna paraplegica che ha perso il servizio perché «troppo ricca» Con il nuovo modello Isee richiesto dal Comune supera i 2.500 euro annui
PORTO TORRES. Una signora di mezza età che soffre da otto anni di una encefalite acuta disseminata - con paraplegia, perdita del tono muscolare e assenza di riflessi agli arti inferiori e pareti superiori - dall’altro ieri non può più ricevere il servizio di assistenza domiciliare perché per il Comune il modello Isee della famiglia supera i 2500 euro annui. La signora vive con il marito, in mobilità dal lavoro dallo scorso dicembre, in un appartamento in affitto del quartiere Oleandro: la coppia ha un figlio che lavora fuori, residente solo per 40 giorni all’anno con i genitori e il suo reddito fa dunque cumulo con quello del resto della famiglia. «La mia vita si svolge ogni giorno distesa su una carrozzina - dice -, perché sono paralizzata dal bacino in giù e pure per mangiare ho bisogno di un aiuto per riuscire a portare gli alimenti alla bocca: dall’inizio dello scorso gennaio avevo l’assistenza per un’ora il venerdì e il sabato, e due ore dal lunedì al giovedì, poi mi è stata tolta improvvisamente perché secondo il Servizio sociale supero il reddito con il nuovo modello Isee impostato dai Comuni che fanno parte del Plus». Una situazione paradossale, comunque, perché il marito della signora non percepisce alcun reddito essendo in mobilità e con i soldi della liquidazione risparmiati per avere un futuro sereno dovrebbe fare i capitomboli nel fare quadrare i conti prima di poter andare in pensione tra 5 anni. Quello che prima faceva l’assistente domiciliare per occuparsi in tutto e per tutto della signora, ora tocca al marito privo di reddito, che in questo caso non si può allontanare dall’abitazione neanche per andare in farmacia o per comprare il pane. Oppure dovrebbe sborsare circa 700 euro al mese di propria tasca per assicurarsi il Sad, rischiando poi di non avere più denari per mangiare e pagare l’affitto e la luce. «Noi vogliamo creare attenzione verso l’opinione pubblica per questo stato di cose - aggiunge la signora -, considerando che questa nuova regola del modello Isee potrebbe colpire altre famiglie che hanno gravi problemi sanitari e non hanno magari i quattrini per poter affrontare da soli il Servizio assistenza domiciliare». Una situazione che dovrebbe interessare l’assessorato ai Servizi sociali, ma a quanto pare il marito della signora aveva chiesto un appuntamento dallo scorso agosto e sta ancora aspettando di poter parlare con qualche politico. «Quella del nuovo modello Isee è una problematica per tanti casi - dice il responsabile della gestione dei Servizi sociali Marcello Tellini -, perché va ad incrociare tutti i dati patrimoniali ed economici dell’intero nucleo familiare: un caso del genere va comunque valutato attentamente, anche perché abbiamo un Punto unico di accesso dove ci si può rivolgere per situazioni gravi». Spetta dunque all’amministrazione fare luce su questo tipo di nuova impostazione documentale, oltre a valutare singolarmente quei casi che riguardano persone con patologie gravi e invalidanti che hanno necessità di un supporto per poter andare avanti.
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