Gli angeli della Cp291 mettono in salvo oltre 1200 immigrati
Rientrata la motovedetta coinvolta nell’operazione Triton Da luglio nel canale di Sicilia per l’iniziativa umanitaria
PORTO TORRES. Momenti emozionanti e qualche lacrima ieri mattina nel piazzale della Capitaneria di porto quando la motovedetta CP 291 ha attraccato sulla banchina con a bordo tutto l’equipaggio che rientrava dal periodo di missione nel canale di Sicilia. Gli otto marinai, al comando del luogotenente Carlo Chessa, erano partiti i primi giorni di luglio a disposizione del comando della settima squadriglia della Guardia costiera nell’ambito dell’operazione “Triton” per il controllo dei flussi migratori clandestini nel Mediterraneo.
A circa un miglio dall’imboccatura del porto, secondo un rituale del codice marinaresco, per suggellare l’importanza del momento e la vicinanza dei colleghi all’equipaggio, la motonave CP 291 è stata accolta da altre unità della Guardia costiera turritana e da un rimorchiatore portuale, mentre le unità navali presenti in porto hanno emesso fischi di saluto. Ad accogliere i militari rientrati dalla delicata missione a favore dei migranti c’era il comandante della Capitaneria di porto Paolo Bianca, accompagnato dal personale militare e civile, che è salito a bordo dell’imbarcazione per salutare e stringere la mano a tutti i membri dell’equipaggio. Il pattugliatore d’altura di moderna concezione, lungo 25 metri, durante il periodo di permanenza sul canale ha soccorso 1200 migranti e percorso 4000 miglia con 300 ore di moto. Una imbarcazione capace di un’autonomia di quasi 1000 miglia, insomma, e dotato dei più moderni e sofisticati sistemi radar di scoperta navale per l’impiego ad ampio raggio nei teatri operativi nazionali ed esteri.
Stanchi ma sorridenti i militari che hanno partecipato alla missione, che appena scesi dalla barca erano felici di abbracciare i parenti che attendevano il loro arrivo sulla banchina. La grande fatica di questi mesi, resa più pesante dalla lontananza delle famiglie, è stata comunque ampiamente compensata dall’intensa attività umanitaria svolta in aiuto delle popolazioni disagiate in fuga dal continente africano.
L’alta professionalità mostrata dall’equipaggio nella delicata missione è stata elogiata anche ai piani alti della Marina, una conferma di come i marinai della Capitaneria si siano adattati immediatamente e con tanto coraggio a una nuova realtà operativa. Un plauso tributato anche dai colleghi, per aver onorato la divisa bianca cercando di salvare la vita a chi fuggiva dalla guerra e dalla fame.
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