La Nuova Sardegna

Sassari

«I bimbi malati non sono pacchi postali»

di Paoletta Farina
«I bimbi malati non sono pacchi postali»

Rivolta delle famiglie contro la riforma sanitaria per la ventilata chiusura del day hospital di oncoematologia pediatrica

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Non vogliono essere considerati pacchi postali. S’indignano all’idea che per continuare ad avere le cure che ora ricevono nella clinica di oncoematologia pediatrica e nel suo day hospital in odore di scomparire, debbano affrontare un viaggio gravoso fino a Cagliari. La notizia che nella riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dalla Regione il day hospital venga chiuso (posti letto zero, annuncia senza che possano sorgere dubbi una tabella allegata alla delibera regionale) ha gettato nello sconforto le famiglie dei piccoli malati e i thalassemici. Che da oltre trent’anni affluiscono al reparto sassarese da tutto il Nord Sardegna.

«Noi abitiamo in Gallura – racconta la mamma di un bimbo leucemico –. E per un anno io, mio marito e mio figlio abbiamo fatto la spola tra la nostra città e Sassari. Per fortuna ora il bambino è uscito dalla fase più grave della malattia, ma per i prossimi cinque anni dovrà ancora eseguire controlli, almeno una volta al mese. Dovremmo fare seicento chilometri, sottoporre mio figlio a un trasferimento così stancante, perdere giornate di lavoro – si chiede la donna –, affrontare spese ulteriori? E come faranno i piccoli pazienti che ancora hanno bisogno di ricoveri frequenti?».

Pensa anche ai thalassemici, la mamma del bambino leucemico. «Ho visto tanti di loro fare una trasfusione e poi andare a scuola. Questo non sarà più possibile se mancherà un punto di assistenza così importante e indispensabile».

Quindici posti letto, la clinica di oncoematologia si occupa di tutte le patologie dell’età pediatrica e di alcune patologie rare, compresa la thalassemia che tale è considerata. È centro di riferimento per il Nord Sardegna per l’oncoematolgia pediadrica, i tumori solidi dei bambini e le leucemie linfoblastiche. Dal 1982 è centro di assistenza per la thalassemia e segue 95 pazienti, di cui 25 in età pediatrica e i restanti 70 adulti, in forza di una legge nazionale che prevede che il thalassemico possa continuare ad eseguire controlli e trasfusioni nel reparto che l’ha preso in carico dalla nascita.

Nel day hospital vengono effettuate chemioterapie, trasfusioni e viste di controllo senza contare che alla struttura si rivolgono anche pazienti che richiedono una diagnosi differenziale, che cioè escluda questi particolari tipi di patologie.

I numeri parlano di 221 ricoveri e 2830 accessi nel 2014. Numeri che giustificano la presenza del day hospital e del suo ambulatorio. I piccoli thalassemici ad esempio, hanno bisogno di trasfusioni e controlli almeno due-tre volte al mese. Ora tutto il servizio dovrebbe scomparire? E la Regione ha in mente alternative? Davvero i bambini ammalati dovranno macinare chilometri fino a Cagliari? Alla faccia di una sanità che dovrebbe garantire ai suoi pazienti più indifesi di sconvolgere il meno possibile la loro vita, assicurando un’assistenza ospedaliera il più breve possibile per consentirgli di rientrare a casa in giornata.

Esprime forte perplessità anche l’Ail, l’associazione italiana leucemie, e che ha creato Casa Ail, dove le famiglie trovano ospitalità durante il ricovero deli loro familiari. Dice la presidente Marilena Rimini: «I pazienti leucemici e i thalassemici hanno necessità di terapie costanti e non possono essere gravati di disagi. La salute si tutela tenendo conto di questi aspetti imprescindibili ».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative