Fornari: «Non controlla la sua aggressività»
La perizia quasi profetica dello psichiatra forense che nel 1999 convinse la corte d’assise d’appello
SASSARI. Totalmente incapace di intendere e di volere e assolutamente privo della capacità di seguire coscientemente il processo. Era stata questa la sintesi della perizia che il collegio di periti guidato da Ugo Fornari, un luminare della psichiatria forense, stilò nel 1999 per definire le condizioni di Giuseppe Canoligo. L’uomo, come era accaduto al termine del processo di primo grado, venne dichiarato non punibile e mandato in ospedale psichiatrico giudiziario. Riletta alla luce di ciò che è accaduto l’altra notte ad Alghero, la “perizia Fornari” sembra profetica. «Giuseppe Canoligo è munito di una corazza difensiva da superuomo, da bullo _ spiegò il professor Fornari _. Perciò è sempre guardingo e sospettoso. E così stenta a controllare l'altissimo tasso di aggressività che è dovuto alle costanti paura di un complotto e di una persecusione che sono sempre presenti nella sua quotidianità». «Queste numerose convinzioni deliranti _ disse ancora il perito _, portano Giuseppe Canoligo a essere considerato un elemento di altissima pericolosità sociale. Sempre diviso tra disturbi paranoici della personalità che sono spesso accompagnati da forme di delirio che talvolta arrivano a toccare la schizofrenia». Ugo Fornari aveva categoricamente escluso la possibilità che un uomo potesse simulare le patologie riscontrate su Giuseppe Canoligo. Al termine del processo l’imputato venne assolto. La corte d’assise d’appello confermò per lui i cinque anni di permanenza in un ospedale psichiatrico. Ma l’uomo cominciò quasi subito a usufruire di permessi. Nel 2001, quando venne processato per un danneggiamento commesso in cella mentre aspettava di essere processato per il delitto commesso a Sassari, il giudice monocratico pronunciò sentenza di non luogo a procedere per vizio totale di mente. Decisiva la testimonianza di uno psichiatra. «Canoligo _ fu la sua diagnosi del perito _ è un paranoico violento, pericolosissimo, ma totalmente incapace di intendere e di volere». All’epoca l’imputato stava per uscire dall’Opg dove lo avevano curato e da dove, periodicamente, era stato rimandato a Sassari per brevi periodi. Fino alla dimissione, avvenuta nel 2002, di nuovo libero anche se estremamente pericoloso.
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