Sassarese tenta di uccidere ancora come 19 anni fa
Ad Alghero un cinquantenne accoltella il barista che gli nega una birra: nel '96 assassinò un coetaneo per lo stesso motivo
SASSARI. Il bar all’ora di chiusura, la richiesta sempre più insistente di una birra, quel “no” che diventa una offesa mortale, il coltello che compare all’improvviso e colpisce. Tutto come allora, in un agghiacciante replay, solo che questa volta lui non è riuscito ad affondare la lama nel corpo della vittima, come fece la sera del 14 dicembre 1996 dentro un circolo sassarese. Un piccolo locale in via Casaggia dove, a causa di una birra negata, assassinò un coetaneo colpendolo ventiquattro volte. Per poi dire agli inquirenti «mi sono solo difeso, quello era un mio nemico e mi avrebbe fatto del male». Ed era tutto vero, ma solo nella sua testa.
Giuseppe Canoligo, 50 anni, sassarese, è un uomo molto pericoloso. I suoi nemici invisibili esistono solo nelle fantasie psicotiche che le cure cui è stato sottoposto non sono evidentemente riuscite ad arginare e neppure cinque anni di ospedale psichiatrico giudiziario. L’altra notte, in un bar di Alghero in piazza Santa Croce, Giuseppe Canoligo ha colpito di nuovo e nelle stesse identiche condizioni di tempo e di luogo del delitto che 19 anni fa lo portò prima in carcere e poi in un centro di cura. Un barista, ignaro di chi aveva di fronte, ha rifiutato una birra a quel cliente dallo sguardo stralunato che dopo il rifiuto è diventato inquietante. Era tardi e il gestore del locale stava chiudendo. Abituato a gestire ubriaconi e gente strampalata, il barista è stato irremovibile con quel cliente troppo insistente e sempre più aggressivo. A questo punto, come fece nel 1996 con il sassarese Francesco Pinna, suo coetaneo, muratore, sposato e padre di due bambine piccole, l’altra notte Canoligo ha estratto un coltello dalla tasca dei pantaloni e ha colpito.
Lo ha fatto quando il barista ha voltato le spalle al cliente, probabilmente per mettere fine alla discussione. L’uomo ha sentito un forte dolore ed è stato prontissimo a evitare gli altri. Canoligo è stato messo nelle condizioni di non nuocere e in piazza Santa Croce dopo qualche minuto è arrivata una volante del commissariato. Giuseppe Canoligo è stato preso in consegna dagli agenti che lo hanno portato via, ma non lo hanno trattenuto. Le ferite riportate dal barista sono state giudicate guaribili con cinque giorni di cure dai medici che hanno visitato l’uomo. Poco più di un graffio, insomma. E infatti anche il reato contestato all’autore della aggressione è stato rubricato come “lesioni lievi” e porto abusivo di coltello. Il sostituto procuratore di turno ha condiviso questa impostazione.
La macchina della giustizia si è messa in movimento appena la personalità di Canoligo si è stagliata in tutta la sua pericolosità, descritta dai suoi trascorsi giudiziari e dalle perizie cui l’uomo è stato sottoposto nel corso degli anni. A questo punto anche l’episodio dell’altra notte è stato rivisto in tutta la sua potenziale pericolosità, sia dalla polizia sia dalla magistratura. Quell’uomo nel 1999 venne considerato incapace di intendere e di volere da una équipe di periti. I giudici della corte d’assise prima, e della corte d’appello dopo, lo dichiararono non imputabile per l’omicidio di Francesco Pinna. Canoligo venne mandato per cinque anni nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, da dove è uscito al termine del periodo di cura. Ora è un uomo libero, ma ciò che ha fatto l’altra notte in un bar di Alghero induce a ritenere che la sua carica di aggressività sia rimasta la stessa di diciannove anni fa. Come la sua pericolosità sociale. Quello di piazza Santa Croce poteva essere il remake del film dell’orrore del dicembre 1996. Solo il caso ha fermato l’“azione” prima che si compisse una nuova tragedia. E adesso si cerca di capire come sia stato possibile che un uomo così pericoloso, e tuttavia malato e quindi bisognoso di cure e assistenza, abbia potuto tentare una replica del suo primo delitto. E che sia andato così spaventosamente vicino a compierlo.
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