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Sassari, un “trucco” per arginare i danni dei tumori

di Gabriella Grimaldi
Sassari, un “trucco” per arginare i danni dei tumori

Le estetiste oncologhe intervengono in particolare sulle donne: capelli, unghie, secchezza della pelle

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SASSARI. Ha lavorato in un centro estetico per vent’anni. Poi per caso, su internet, l’annuncio di un corso di estetica oncologica all’ospedale San Raffaele di Milano. A Claudia De Bertolo, 39 anni, si è aperto un mondo. «Ho scoperto che con il mio lavoro potevo aiutare gli altri in un momento così delicato della loro vita. Ho capito, dopo aver vissuto tante storie familiari di malattia, quanto può essere importante, in particolare per le donne colpite da tumore, arginare quel senso di “perdita di identità” affrontando le terapie e i loro pesanti effetti collaterali senza rinunciare alla cura del proprio corpo».

A cominciare dalle trasformazioni causate dalla chemioterapia, come la perdita dei capelli e delle sopracciglia, il danneggiamento delle unghie e la comparsa di macchie, ma anche la secchezza estrema della pelle di tutto il corpo e il pallore diffuso. Un insieme di conseguenze che, come spiega l’oncologo Carlo Putzu delle cliniche universitarie, che sta supportando Claudia e la collega Rosa Lippolis «tutto ciò che succede a livello cutaneo influisce pesantemente sulla sfera psicologica del paziente che vede alterata la propria immagine con conseguenze sulla vita sociale. La persona, insomma, percepisce il peggioramento della propria condizione ben oltre la gravità della patologia».

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Ecco quindi che entrano in gioco le estetiste oncologhe, oggi uniche professioniste specializzate in un settore delicatissimo. Il loro ruolo è quello di proporre il tatuaggio delle sopracciglia ancora prima che si cominci la terapia in modo che il paziente viva meno traumaticamente i cambiamenti. Poi ci sono interventi sulle unghie e sulla pelle che vanno a prevenire gli effetti collaterali più fastidiosi, sia della chemio che della radioterapia. «Studi specifici - spiega Claudia De Bertolo - hanno stabilito che i pazienti curati dalle estetiste affrontano meglio le cure farmacologiche e addirittura subiscono meno gli effetti collaterali delle terapie».

Una nuova concezione dell’approccio al cancro, che negli Stati Uniti e in Canada, dove è stata messa a punto, viene considerata parte integrante del percorso di guarigione. Qui l’intervento estetico può ancora oggi essere ritenuto “l’ultimo dei problemi” ma le estetiste oncologhe sanno che non è così. Quando vanno una volta al mese a Milano per collaborare con le estetiste esperte - tra cui Angela Noviello, direttore e formatore di Oncology Esthetics Italia - che ormai effettuano il tatuaggio dei capezzoli in caso di ricostruzione del seno asportato, le due professioniste di Sassari rilevano i significativi cambiamenti che il loro intervento produce. «Ci sono donne che all’inizio rifiutano il nostro approccio perché si sentono troppo prostrate ma, una volta cominciato il cammino, sono contentissime di non aver subito quei cambiamenti esteriori che tutti temono e imparando anche soltanto a truccarsi diversamente affrontano meglio il difficile percorso».

Claudia e Rosa stanno fondando un’associazione come volontarie per dare più forza alla loro azione. «In questo modo è più facile avere aiuti per attrezzare uno studio dedicato. Noi ovviamente siamo volontarie e il nostro scopo è di contribuire al benessere sociale ma il nostro sogno è di disporre di attrezzature specifiche per la sterilizzazione, prodotti speciali da utilizzare in questi casi e una stanza dove poter lavorare in sicurezza. Alle cliniche ci hanno detto che non c’è lo spazio ma stiamo avviando contatti anche con l’ospedale civile. La prospettiva è che questo servizio sia inserito nel sistema sanitario pubblico come parte integrante della terapia oncologica».

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