Sassari, giunta azzerata: si dimettono gli assessori
Per la seconda volta una parte della maggioranza diserta la votazione della relazione annuale del sindaco Nicola Sanna
SASSARI. Altro che segnali di distensione e pace imminente in maggioranza. Ieri sera l’amministrazione Sanna è arrivata alla resa dei conti: dimissione di massa dei nove componenti della giunta. Tutti gli assessori hanno rimesso le deleghe nelle mani del primo cittadino. Quindi la partita nel Pd da questo momento è tutta da rigiocare: palla al centro, e non ci sono più alibi o scuse. Se la maggioranza ha intenzione di continuare a governare, allora deve trovare un accordo in tempi strettissimi. Se invece l’obiettivo è andare a casa, allora tutti punteranno i piedi e si arroccheranno nelle loro posizioni. Perché ridisegnare gli assetti di giunta con il pallottolliere, calcolando i voti degli eletti e dei non eletti, usando il bilancino per considerare il peso dei nuovi gruppi politici, è un’impresa impossibile. Una giunta si forma se c’è fiducia reciproca, comunità di intenti e voglia di proseguire insieme. E su questi collanti si dovrà misurare il Pd in questi giorni.
Il Consiglio comunale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il consiglio comunale di ieri sera. Tra le quattro mura della sala Nicola Sanna ha fiutato subito aria di temporale. Tra i punti all’ordine del giorno c’era infatti la votazione della relazione sulle cose realizzate dall’amministrazione durante l’anno. Si tratta di quelle pratiche che generalmente filano lisce come l’olio, una pura formalità: il sindaco legge il suo riassuntino, la sua maggioranza lo ascolta annuendo, e poi tutti obliterano entusiasticamente una stagione perfetta. Questo se la maggioranza va d’amore e d’accordo. Ma non pare proprio il caso del Pd sassarese. E infatti, con molta prudenza, il presidente del Consiglio Antonio Piu già la scorsa seduta aveva sospeso tutto e rinviato i lavori. Ma ieri sera i nuvoloni, in sala Consiglio erano rimasti gli stessi. Così, prima di passare sotto le forche caudine dei consiglieri, il sindaco ha preferito fare due conti con una riunione dei capigruppo. Stessa identica perturbazione, non era aria. Meglio correre ai ripari ed evitare una sdrucciolevole votazione.
La diaspora. Se non che tra i banchi del Consiglio è cominciata la diaspora. Si sono pian piano dileguati i consiglieri del Pd, tra i quali sono rimasti i soriani di Salvatore Demontis (Bazzoni, Fundoni, Benvenuto), che stanno chiaramente lanciando una ciambella di salvataggio all’amministrazione. L’altra stampella piuttosto inedita arriva dall’opposizione: i due di Sassari è, Nicola Lucchi e Enrico Sini, non si sono schiodati dalla poltrona. Sono rimasti i tre di Città Futura Efreem Carta, Arcadu e Careddu, e anche Nanna costa di Ora sì. Ma non è bastato, e un certo punto all’interno dell’aula i banchi erano totalmente sguarniti. Il consigliere di Fi Giancarlo Carta ha chiesto la verifica del numero legale, e il pallottoliere si è fermato a 16, sindaco e presidente del consiglio compresi. Seduta sciolta, per la seconda volta consecutiva.
Le dimissioni. Arrivano le bordate da parte dell’opposizione, che chiedono le dimissioni di una giunta che non ha i numeri per governare, e attorno alle 22 ecco che gli assessori prendono carta e penna e si rivolgono al primo cittadino: «Caro sindaco, in questi quindici mesi ci siamo spesi responsabilmente, con tutte le energie disponibili, per affrontare la crisi che il territorio sta attraversando e rispondere nel modo più efficace alle esigenze della nostra cittadinanza. Riteniamo insostenibile questa situazione di instabilità politica e non vogliamo che gli assetti di giunta possano essere utilizzati come alibi per non trovare un accordo. Nel rinnovarti la nostra fiducia, con la stessa lealtà che ci ha sempre contraddistinto e nell'interesse esclusivo della città, rimettiamo nelle tue mani le deleghe che ci hai voluto conferire».
Il punto di non ritorno. Perciò finisce il tira e molla tra le correnti nel Pd, il braccio di ferro ingaggiato sin dalle primarie tra la triplice alleanza di Nicola Sanna, Alessio Marras, e Carbini e le altre anime del partito incarnate da Demontis, Lai, Ganau e Spissu. Questi ultimi hanno chiesto sin dall’inizio la ridiscussione degli assetti di governo e l’azzeramento della giunta. Ma non solo: anche una serie di dietro front programmatici sulla Ztl, sul centro intermodale e sul percorso di Sirio. In oltre un anno l’accordo non si è mai raggiunto, nonostante negli ultimi mesi la fazione dei soriani di Demontis spingesse per stipulare la pace interna e sancire il rimpasto. Il reset di ieri è un punto di non ritorno. Potrebbe accelerare le intese, o spalancare il precipizio.
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