Lingua blu, tutti contrari alla vaccinazione forzata
Gli allevatori non si fidano di una profilassi che, in alcuni casi, ritengono dannosa La strategia dell’assessore regionale alla Sanità sta creando disagi e malcontento
OZIERI. Stop alla vaccinazione coattiva contro la blue tongue. A chiederlo è il consigliere regionale de La Base Gaetano Ledda, che critica l’assessore alla Sanità Luigi Arru per la decisione, assunta all’inizio di questo mese, di prolungare di un mese (fino al 30 settembre) la campagna di profilassi.
Cosa ha spinto l’assessore ad adottare questo «atto d’imperio»?, chiede Ledda, che in una interrogazione riporta le proteste di tanti allevatori ormai stanchi di una vaccinazione coattiva degli animali che non solo non sembra essere utile ma che in alcuni casi è stata definita addirittura dannosa. Punti di vista, casi limite, ma comunque degni almeno di una riflessione sulle modalità generali di una campagna vaccinale fatta di luci e ombre. Un problema annoso, come si sa, che nei mesi scorsi aveva anche portato l’assessore, grazie all’intervento di alcuni consiglieri regionali tra i quali lo stesso Gaetano Ledda, a riconoscere alcune delle preoccupazioni degli allevatori: ma ciò non aveva fatto venire meno gli spettri della perdita degli indennizzi e delle sanzioni amministrative (da un minimo di 258,23 euro a un massimo di 1.291,14 euro) per gli allevatori che hanno rifiutato l’adempimento della vaccinazione degli ovini, nonché l’obbligo per i sindaci di emanare ordinanze per obbligare alla vaccinazione. Provvedimenti che lungi dal venire meno sono stati ora ulteriormente prorogati, senza apparente motivo dice Ledda, e che stanno «alimentando il gravissimo malessere nel mondo agropastorale, già ingenerato dal carattere coattivo dei provvedimenti emanati dall’assessore regionale». Ledda critica, come detto, anche la motivazione del provvedimento, ovvero il prolungarsi della stagione calda che potrebbe far aumentare la presenza degli insetti vettori: ma questa valutazione è, a suo dire, frutto «della scarsa ponderazione e l’insufficiente programmazione della politica sanitaria regionale, per cui – aggiunge – non si comprende quale sia l’elemento innovativo alle origini di una proroga, motivata da dati già noti».
Queste decisioni, dice ancora Ledda, non fanno altro che provocare disagi e malcontento. «La pastorizia sarda, memore di politiche sanitarie che hanno causato nel passato enormi perdite e danni irreversibili sul patrimonio zootecnico regionale – dice Ledda –, ha diritto di partecipazione e condivisione nelle scelte che decidono del proprio presente e del proprio futuro. La cultura millenaria che ha consentito alla nostra isola di conservare un patrimonio zootecnico unico al mondo – conclude –, deve tornare ad essere protagonista e non più soggetto passivo e coattivo delle scelte della politica di sanitaria ed agricola regionale».
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