«Salviamo le piante e la fauna dell’Anglona»
A Martis si è costituito un comitato che preserverà il patrimonio varietale specifico del territorio
MARTIS. E’ stato costituito nei giorni scorsi a Martis il comitato promotore per il recupero e la valorizzazione del patrimonio varietale orticolo, frutticolo, delle erbe spontanee, della flora e fauna selvatica dell’Anglona. I primi firmatari dell’atto istitutivo sono Cecilia Guascari, Mario Tirotto, Mirko Piras, Antonio Luigi Casu, Vincenzo Migaleddu e Emanuele Gosamo che hanno sottoscritto il documento alla presenza del sindaco di Martis Tiziano Lasia. Nel corso della stessa riunione sono stati eletti consiglieri Mirko Piras, Antonio Luigi Casu ed Emanuele Gosamo (referente). Dalla fine degli anni Ottanta il recupero delle varietà coltivate ad uso alimentare, delle razze animali tradizionali e della flora e fauna selvatica è al centro dei programmi di valorizzazione ambientale e culturale proposti ed intrapresi su scala sia internazionale sia locale. La Conferenza di Rio de Janeiro, l’Agenda 2000 dell’Unione Europea e la Dichiarazione di Cork concordano tutte su due obiettivi convergenti: porre un freno all’erosione genetica che limita progressivamente la biodiversità culturale a favore di un crescente monopolio di varietà ibridate e ora transgeniche, incentivare il recupero e la conservazione delle aree economicamente marginali e non attraverso produzioni qualitativamente rilevanti legate per storia e cultura di medio-lungo periodo al territorio. «E’ necessario quindi avviare un’azione di ricerca storica e di terreno dedicata al patrimonio varietale del territorio sardo - sostengono i firmatari del documento - anche con il determinante contributo di enti, associazioni, studiosi e soprattutto, produttori. Questo per conoscere e individuare le cultivar vegetali coltivate sin dall’antichità, le specie in pericolo di estinzione, la flora e la fauna patrimonio dell’ecologia del territorio di riferimento ma anche raccogliere la memoria dei saperi e dei sapori delle pratiche inerenti alla loro cultura, raccolta e allevamento o convivenza. Il lavoro porterà a rilevare le caratteristiche fenotipiche costanti, censirne gli ultimi coltivatori e allevatori, recuperarne esemplari da riproduzione e ovviamene confrontarsi, collaborare e utilizzare gli enti pubblici e privati affini per scopi e argomenti, per l’azione di divulgazione e promozione dell’iniziativa». Si punterà inoltre ad organizzare e formare una rete di specialisti capaci di affrontare con efficacia queste problematiche e a far sì che il recupero delle cultivar e delle specie animali possa contribuire a ricostruire nelle zone agricole della Sardegna un tessuto microeconomico locale autogestito, redditizio e qualitativamente rilevante e rappresentare una prima occasione di recupero del territorio.
Mauro Tedde
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
