La Nuova Sardegna

Sassari

Giunta azzerata, la palla ora passa al Pd

di Giovanni Bua

Telefoni bollenti e incontri ufficiali di gruppi consiliari e di segreteria da lunedì. E il sindaco Sanna è pronto a rilanciare

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Telefoni caldi e bocche cucite. L’ennesimo day after del travagliato inizio mandato di Nicola Sanna si consuma in una calma finta quanto irreale. Complici gli impegni cagliaritani del sindaco, e la necessità di calibrare mosse e parole per quello che si annuncia come l’ultimo giro di pista dopo 15 mesi di guerriglia.

Il “colpo” del numero legale fatto martedì dall’opposizione, che ha chiesto la verifica e abbandonato l’aula inchiodando la maggioranza ai suoi 15 presenti (sindaco e presidente del consiglio compresi), è stato solo l’ultima goccia. L’ennesimo rinvio era già stato deciso nella capigruppo di pochi minuti prima, dimessa, a tratti sconfortante. Non c’erano le condizioni per votare la relazione annuale del sindaco, di nuovo.

Da qui, più che dalla seduta saltata, è nata l’idea dell’azzeramento della giunta, arrivata a tarda sera. A certificare il fatto che il rimpasto, spesso dato per ormai chiuso, non solo era lontanissimo, ma addirittura era diventato impossibile. Come impossibile è stare dietro la geografia di un aula in preda da mesi a una totale balcanizzazione.

Un esempio? Alla conta finale di martedì del Pd rimangono seduti la “intreghiana” Lisa Benvenuto, la capogruppo (spissiana) Esmeralda Ughi, Simone Campus (vicino a Lotto) e Mario Pala (area Manca-Carbini), oltre ai quattro monogruppo, che nella riunione di pochi minuti prima erano stati tra i più duri, ai tre di Città futura e ai sempre più vicini oppositori di Sassari è, Lucchi e Sini. Per arrivare al numero legale a 18 bastavano una manciata di fedelissimi di Sanna insomma, o un sostegno più convinto delle “aree Pd” già presenti. Ma poco sarebbe cambiato. A tutti era chiaro che ormai non si sapeva più chi remava contro o a favore. E non erano più possibili stampelle e tamponi. L’unica soluzione era insomma sparecchiare il tavolo. E riprendere da dove si era rimasti quindici mesi fa: giunta azzerata e deleghe tutte in mano al sindaco.

Una vittoria per chi con forza questo chiedeva da sempre, a iniziare dai cinque “piccoli” e proseguendo con i “dieci” del Pd. Ma in realtà un colpo di teatro con cui Sanna esce dall’angolo e scarica l’impervia ricerca della quadra nelle stanze delle segreterie.

La soluzione appare complicata. Più dal punto di vista “numerico” che politico. Se infatti ritrovare un «accordo di programma forte da cui ripartire» è faccenda che si può affrontate, trovare da sedere a quattro aree Pd (sindaco compreso), cinque monogruppi, tre civiche, onorando i patti pre-primarie con un occhio ai nuovi ingressi e tenendo le persone di fiducia nei posti chiave appare faccenda, almeno fino a lunedì scorso, impossibile. L’unica via da percorrere rimane quella di “lavorare con ordine”. Lunedì si inizia con la riunione di maggioranza. Poi i passaggi in segreteria provinciale e cittadina del Pd (vacanti 15 mesi fa), e allargamento alla coalizione.

L’apertura è massima da tutte le parti e l’aria dopo la tempesta sembra più calma che mai. Ma se la quadra non salta fuori in fretta sono già allo studio piani di battaglia. Il primo: le dimissioni del sindaco, ritirabili in 20 giorni, con nessuno che ha intenzione però di far arrivare per la seconda volta in 2 anni il commissario a Palazzo. La seconda: la caccia a una maggioranza alternativa. L’ultima: la riconferma della giunta dimissionaria, in attesa del prossimo ultimo giro di pista.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative