IL FUTURO»TORNARE A LOTTARE
SASSARI. L’area vasta si rimpicciolisce a ogni crisi e rischia di diventare uno straccio raggrinzito e inutilizzabile. Così il nord Sardegna che mette insieme i sette comuni più significativi del...
SASSARI. L’area vasta si rimpicciolisce a ogni crisi e rischia di diventare uno straccio raggrinzito e inutilizzabile. Così il nord Sardegna che mette insieme i sette comuni più significativi del territorio - Sassari, Alghero, Porto Torres, Castelsardo, Sorso, Sennori e Stintino - scivola lentamente verso un angolo senza uscita e le poche iniziative di tutela e rilancio sono affidate più a sortite individuali che a una programmazione capace di sviluppare e valorizzare le risorse e le potenzialità del nord dell’isola in un contesto regionale.
Il rischio. La crisi al comune di Sassari sta riproponendo, ormai da tempo, un rischio evidente: quello di vedere l’area del sassarese ridotta a livello di paese, senza capacità alcuna di fare valere progetti, idee e servizi e con il rischio di perdere anche ciò che la storia ha collocato - senza elementi di incertezza - nella parte di sopra della Sardegna.
Città territorio. In questi giorni si discute molto di città territorio, di area metropolitana e di unione dei comuni, ma si tratta di concetti che sembrano destinati a restare sulla carta se non si ricreano le condizioni di una Sassari davvero leader, capace di coinvolgere e trascinare le altre realtà dell’area vasta lungo un percorso che - mai come stavolta - dopo l’abolizione della Province è segnato da trappole e insidie. Nel corso degli anni - e questa è una considerazione ormai diffusa e dimostrata nei fatti - l’area del sassarese ha perso peso a livello nazionale e regionale e l’unico modo per uscirne è quello di contare su una rappresentanza politica e su una classe dirigente adeguate all’impegno che si ha davanti. E siccome l’argomento attuale di questi giorni è la crisi politica al Comune di Sassari, allora si fa strada la convinzione che non se ne può uscire solo scambiando qualche casella in giunta, spostando a in d e magari b in c.
La vertenza. C’è una grande vertenza aperta che racchiude tutte le altre: l’idea (molto economica) di accentrare, ridurre e semplificare è assai cara alla giunta regionale, e i progetti si scontrano con le effettive esigenze dei territori, con i diritti e con i piani di sviluppo che rischiano di essere fortemente condizionati se non addirittura cancellati. La linea regionale, seppure non apertamente dichiarata, è quella di un accentramento eccessivo dei servizi su Cagliari, con qualche variazione - per quanto riguarda la sanità, ad esempio, su Olbia - con gran parte delle sedi che vengono posizionate proprio nel sud dell’Isola.
Le scelte. É chiaro che un territorio forte, unito e guidato da una classe dirigente di rilievo, ha la possibilità di difendere le scelte e di contrastare azioni che guardano sempre nella stessa direzione. Si potrebbe così obiettare sul perché ogni cosa che si trasferisce debba avere sede a Cagliari. L’Autorità portuale è solo l’ultimo esempio, ma la lista è lunga. L’area di Sassari rischia di essere fortemente ridimensionata pur avendo i requisiti per evitare demolizioni istituzionali dannose per il prossimo decennio.
I temi. In ballo c’è un po’ di tutto: dalla sanità ai trasporti, dall’industria all’innovazione in vari settori collegati, dalle bonifiche all’energia, dalla cultura al turismo, dove ogni tema si porta dietro strutture, progetti, risorse finanziarie importanti che rischiano di cambiare direzione.
Il clima. Le responsabilità sono diffuse e importanti: ci sono quelle del Partito democratico a tutti i livelli, a cominciare da quello locale, ma tutt’intorno c’è una assenza di voci che fa paura. Il sindacato - che ha sempre avuto un ruolo determinante nelle vertenze più importanti - si è spento lentamente e ormai è appeso a un filo. La Confindustria e le altre organizzazioni di categoria sono ridotte al ruolo di notai e anche il potere che hanno esercitato in passato - basato molto sulla solidità di determinate aziende - si è notevolmente affievolito ed è stato sostituito da difficoltà enormi che pesano anche sulle gestioni della quotidianità. In questi giorni il sindaco e quel che resta dei partiti della maggioranza si stanno applicando per riempire caselle e provare a fare quadrare i conti. Ma se l’idea è quella di trovare gli incastri per tirare a campare ancora un anno, allora la partita è persa in partenza. La città e il territorio hanno bisogno di ben altro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google