Barricati in fondo al pozzo per il lavoro
Oggi scade il bando della Regione per la concessione. Attesa la firma del ministero per la cig, dura protesta contro la S&B
SASSARI. Un tavolo, una sedia di plastica e una brandina. Tutto intorno è buio, appena scalfito dal filo di luce che arriva dalle lampade frontali posizionate sui caschi gialli. E si sentono le voci, il respiro dei lavoratori che hanno scelto la protesta estrema - a meno 180 metri, nel cuore della miniera di Olmedo - per chiedere che vengano tutelati i diritti e rispettata la loro dignità. Sono dieci, barricati in fondo al pozzo per richiamare un’attenzione che si era persa, per denunciare la beffa di un sito produttivo che resta chiuso nonostante le interessanti prospettive di mercato della bauxite. E anche per fare emergere il comportamento di un’azienda - la società greca S&B, che da febbraio è stata acquisita al 90 per cento dalla Imerys - che trattiene le spettanze dei lavoratori (anche i rimborsi Irpef) e affida incarichi a imprese terze che vengono regolarmente retribuite.
Questo succede a Olmedo, nella miniera di bauxite, dove ormai sono occupati anche gli uffici e gli altri ambienti, per quella che si configura come l’ultima sfida per salvare una trentina di posti di lavoro.
Oggi scade il termine fissato dal bando regionale per la manifestazione di interesse alla concessione mineraria, ma il futuro è lastricato di incertezze. Poche le indiscrezioni trapelate dal fronte regionale: pare che tre o quattro soggetti si siano “affacciati” per vedere la realtà del sito minerario, e almeno un paio sarebbero stati definiti «interessanti». Anche se non è detto che oggi, alla scadenza, vengano realmente presentate delle offerte. Può essere che gli imprenditori interessati intendano aspettare la mossa successiva: cioè il coinvolgimento «a chiamata» per puntare, magari, su un affidamento diretto. Si tratta di una strategia che è già stata adottata in passato, quando venne ritirata la concessione mineraria alla Sarda Bauxiti e affidata alla S&B. Sembrava la soluzione ottimale, i fatti oggi dicono che purtroppo si è aperta una nuova emergenza.
Gli operai sono sospesi dal lavoro dal 10 luglio e collocati in cassa integrazione. L’azienda non ha effettuato anticipazioni, anzi si è trattenuta (con la scusa che devono essere affiancati all’erogazione in busta paga) persino i rimborsi Irpef. Il Ministero ha istruito la pratica che avrebbe avuto anche il parere positivo, ma il decreto ancora non è stato ancora firmato. Anche se dovrebbe essere questione di ore. L’ultima retribuzione dei lavoratori risale al mese di agosto, ed era relativa ai 10 giorni di luglio. Per il resto solo parole e promesse non mantenute.
La protesta dei dieci lavoratori barricati a -180 metri rischia di degenerare e c’è grande preoccupazione.
Massimiliano Muretti, Luca Velluto e Simone Testoni - segretari generali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Ugl Chimici - hanno denunciato che «i lavoratori sono allo stremo». Durissimo il giudizio nei confronti dell’azienda «che trattiene le spettanze dovute e dall’altra parte spende per fare eseguire lavori di ripristino in miniera ad altro personale». Chiesto l’intervento urgente della Regione: «Metta in mora la S&B e acceleri le procedura di affidamento ad un’altra società».
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