Il reduce racconta la storia ai bambini
Commovente serata a Ittiri con Salvatore Grillo, 94enne, soldato nella II guerra mondiale
ITTIRI. Salvatore Grillo, classe 1921, reduce della seconda guerra mondiale, è stato l'indiscusso protagonista di un incontro, promosso nei giorni scorsi dalla Pro loco e patrocinato dell'amministrazione comunale, nel quale si è discusso della sua esperienza vissuta nella campagna di Russia. In un'aula consiliare dove, da una parte sedevano gli alunni della scuola elementare e dall'altra i dirigenti del gruppo Filatelico numismatico del modellismo e collezionismo algherese, rigorosamente in divisa d'epoca, l'arzillo 94enne, in piena forma e perfettamente a suo agio, seduto accanto al sindaco Antonio Sau, ha risposto con puntualità e precisione a tutte le domande che gli venivano poste. Grande la curiosità dei bambini che, forse per la prima volta, sentivano parlare di guerra vera, quella che gli Italiani, assieme ai Tedeschi combatterono in Ucraina in un ambiente con temperature che arrivavano a parecchi gradi sotto lo zero.
«Quando fui richiamato, con la cartolina inviatami dal Ministero della guerra – ha raccontato con perfetta lucidità il simpatico reduce – mi assegnarono al reparto sanità...». Grillo è costretto ad interrompere il racconto perché le domande, a raffica, degli alunni richiedevano risposte precise e immediate.
Quale era il suo compito, gli ha chiesto un bambino. «Io assieme ai commilitoni del reparto sanità avevamo l'incarico di recuperare i feriti per le prime cure». Quindi, incalza una bambina, ha visto morire molte persone. Un lungo silenzio, e non per ricordare ma reprimere l'emozione nel rivivere momenti, sicuramente tantissimi, nei quali, in mezzo alle bombe e in mezzo alla neve rossa per il sangue delle vittime, ha dovuto chiudere gli occhi a tanti ragazzi di 19 anni, suoi coetanei. «In una sola notte abbiamo recuperato oltre cento feriti. Dopo alcuni giorni di guerra mi ero convinto che non avrei più rivisto l'Italia. Per bere attingevamo l'acqua dai pochi pozzi ancora intatti. La notte scavavamo delle buche, profonde anche tre metri, che coprivamo con frasche, dove riuscivamo a mitigare il freddo pungente della notte».
Il gruppo algherese ha consegnato una medaglia ricordo al reduce che, commosso, ha ringraziato. Terminato l'incontro la comitiva si è spostata al corso Vittorio Emanuele dove, provenienti da un percorso lungo le campagne, sostavano una serie di mezzi militari d'epoca che hanno fatto la gioia dei bambini, quei bambini che poco prima avevano capito che quelle macchine sono belle solo da vedere perché, come avevano appena sentito, «con questi mezzi, diceva un bambino al suo amichetto – si fa la guerra e si uccidono le persone».
Vincenzo Masia
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