A scuola di integrazione I migranti al Brunelleschi
Dieci extracomunitari hanno raccontato agli studenti le loro storie drammatiche Grande curiosità da parte degli alunni e poi amicizia sancita sul campo di calcio
PORTO TORRES. In fuga verso la libertà. Verso un futuro migliore, lasciandosi alle spalle storie di guerra, di morte, ma anche affetti familiari ed un lavoro che domani vorrebbero ritrovare. Possibilmente in Sardegna o in Italia sognando, perchè in loro c'è per fortuna ancora spazio per i sogni, di diventare calciatori o giocatori di basket. Questo hanno raccontato dieci dei migranti ospitati nella struttura di Li Lioni agli studenti delle III B e D della scuola secondaria Brunelleschi, Istituto Comprensivo n°1, nel corso di un incontro organizzato dalla stessa scuola insieme ad un gruppo di giovani parte del Refugeés Welcome - Porto Torres, che ha deciso di aiutare i migranti e sostenerne il processo d'integrazione con la comunità turritana. Un meeting cui hanno partecipato, confusi tra gli studenti, anche i consiglieri comunali Paola Conticelli e Claudio Piras. I dieci africani, nove ragazzi ed una ragazza tutti molto giovani e provenienti da Nigeria, Ghana e Costa d'Avorio - ma nel centro che li ospita ce ne sono che arrivano anche dal Mali -, hanno risposto alle domande poste dagli alunni in inglese e francese raccontando, grazie anche alla traduzione di Omar, il mediatore culturale senegalese che da anni risiede a Sassari, e Alessandra Peloso, le loro storie. «L'Italia è conosciuta ovunque» hanno esordito i migranti. Non così la Sardegna, che pure li ha colpiti per l'accoglienza positiva. Poi, il momento del viaggio, duro, lungo, pericoloso. Molti raccontano d'essere partiti dalla Costa d'Avorio e aver attraversato Burkina Faso e Niger prima di arrivare in Libia, da cui si sono imbarcati in 120 su un gommone, sbarcando dopo 17 ore di viaggio. «In Nigeria hanno ucciso mio padre e mia madre durante la guerra» dice con un filo di voce AJ. Altri spiegano d'aver lasciato la famiglia in Africa, «ma non so se tornerò mai a casa, ho paura della guerra» rivela la ragazza, mentre Ibrahim afferma di non avere mai conosciuto i suoi genitori in Ghana. C'è però spazio anche per ricordi positivi: c'è chi rammenta con piacere i tempi del college e i tornei scolastici di calcio e chi rivela di avere giocato con Sulley Muntari, ex calciatore di Inter e Milan. Proprio lo sport sembra la porta principale per l'integrazione: diversi sognano di giocare a calcio o basket, affermano di ammirare l'Italia del calcio e in particolare Francesco Totti, ma quando uno dice di amare Cristiano Ronaldo, scatena l'ovazione tra gli studenti. Prima di partire qualcuno faceva il parrucchiere, altri il businessman, uno l'ingegnere informatico e questi sono i lavori che vorrebbero tornare a fare, anche se Pizo spiega di "voler restituire un pò dell'amore che ci avete dato" strappando l'applauso degli scolari. Molti accolgono l'invito di andare nelle ore di educazione fisica a giocare con gli studenti ma nel frattempo, dopo le foto di rito, un antipasto lo si ha in palestra, dove alunni e ospiti chiudono la mattinata giocando a basket e a calcetto.
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