Oculista imputato, il pm chiede otto mesi
Per la Procura Carta favorì il figlio come suo successore alla guida della clinica, la difesa: va assolto
SASSARI. In un’ora circa di discussione il pubblico ministero Carlo Scalas ha ribadito le considerazioni contenute nel capo di imputazione a carico di Francesco Carta, docente in pensione ed ex titolare di Oculistica alla Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, finito a processo per una cattedra che, secondo il sostituto procuratore, sarebbe dovuta passare in eredità dal padre al figlio Arturo. Tanto che Scalas aveva definito il bando «ritagliato appositamente sull’esperienza professionale del figlio» dell’oculista. Al termine della requisitoria il pm ha chiesto per Francesco Carta una condanna a otto mesi per tentato abuso d’ufficio.
L’avvocato Paolo Spano (che difende l’imputato insieme a Giuseppe Conti) nella sua accorata arringa di un’ora e mezza ha spiegato che Francesco Carta era l’unico professore che avrebbe potuto predisporre il cosiddetto “medaglione” (la tipologia di impegno didattico e scientifico) e questo è stato confermato durante il processo da testi come l’allora preside della facoltà di Medicina, Giulio Rosati. Spano ha poi spiegato che Carta partecipò al consiglio di facoltà per rappresentare le esigenze della clinica (ed era ovviamente tenuto a farlo proprio per via del suo ruolo). «Oltretutto – ha aggiunto il legale – quando fu fatto il concorso lui era in pensione». La Procura contesta a Carta di aver indicato a Rosati alcuni particolari requisiti per il proprio successore, al momento di selezionare la tipologia di impegno didattico scientifico: tra le tante competenze richieste figurava anche una conoscenza sulla materia dei «Disordini ereditari nitocondriali». Arturo Carta, ricercatore che aveva già vinto un concorso a Parma, era tra i pochi in Italia ad aver studiato quella malattia degli occhi. Ma Rosati e l’allora rettore Maida sentiti nelle varie udienze hanno spiegato che «quelle tematiche erano del tutto coerenti con la continuità didattica e clinica del reparto di Oculistica». Un bando ampio, quello che fu predisposto, «per nulla limitativo – aveva detto Carlo Sborgia, consulente della difesa, luminare in Oculistica – che includeva patologie con ramificazioni infinite». Bando, in sintesi, che prevedeva requisiti di cui sono in possesso decine di esperti in tutta Italia. Ma aspetto ancora più importante, secondo la difesa che ha chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste», è che quel medaglione serviva per ottenere l’idoneità e non una cattedra a Sassari. Tanto è vero che Arturo Carta vive e lavora a Parma. Il 27 ottobre continuerà il difensore Giuseppe Conti e subito dopo ci sarà la sentenza. (na.co.)
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