Vertenza Sigma, appello del sindacato alla Regione
Filt Cgil e Unione dei Comuni richiedono un’audizione alla Commissione Lavoro Arnaldo Boeddu: «Se la politica non interviene 190 dipendenti andranno a casa»
SASSARI. La battaglia dei 190 lavoratori Cedi Sigma, ai quali nei giorni scorsi l’azienda che si occupa di distribuire generi alimentari ai supermercati ha inviato la lettera di licenziamento, va avanti senza sosta. E mentre il deposito di Codrongianos è sempre presidiato ventiquattro ore su ventiquattro con l'obiettivo dichiarato da parte dei dipendenti di impedire ogni attività lavorativa anche a chi volesse svolgerla, la Filt Cgil e l’Unione dei comuni del Coros si appellano alla giunta e al consiglio regionale chiedendo un’audizione urgente alla Commissione Lavoro, presieduta da Gavino Manca. Si tratta di una vera e propria richiesta di aiuto per sbrogliare una situazione che si è arenata in fase di trattativa tra i sindacati e la parte datoriale.
«Qualora non intervengano novità positive in tempi stretti - spiega Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Federazione italiana trasporti - questa vertenza è destinata a chiudersi con 150 dipendenti della Cedi mandati a casa, ai quali poi vanno aggiunti quelli della Mercurio, circa quaranta. Sarebbe un dramma a tutti gli effetti - continua Boeddu -, per questo chiediamo fermamente alla Regione che a questo ennesimo caso di crisi in Sardegna sia riservata la stessa attenzione che si sta dando agli altri». Parole in sintonia con quelle di Luciano Betza, presidente dell’Unione dei comuni del Coros, che definisce «devastante» la situazione dei 190 lavoratori a rischio licenziamento chiede un incontro urgente alla Commissione Lavoro del consiglio regionale, «al fine di valutare ipotesi di sostegno, in particolare ai lavoratori».
Boeddu ricorda che pur nella drammaticità vissuta dalle persone coinvolte, i termini della vertenza Cedi Sigma sono a suo avviso abbastanza semplici. «I lavoratori - precisa il sindacalista - avevano dato mandato alle organizzazioni sindacali di sottoscrivere un accordo in cui oltre a prevedere il posto di lavoro a soli 40 addetti su 190, si dava la possibilità all’azienda di scegliersi cinque lavoratori sui 40 assunti».
Grandi concessioni, secondo il segretario regionale della Filt Cgil. Ma non le uniche. «Nella speranza che il piano di rilancio potesse assicurare ben presto effetti positivi - continua - i lavoratori avevano accettato anche di tagliarsi lo stipendio del 20 per cento, con un risparmio aziendale di circa 300 euro per ogni assunto. E anche gli scatti di anzianità venivano tutti azzerati dall’impresa subentrante». La trattativa tuttavia si è interrotta quando è stato toccato lo scottante tema dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello cancellato dal Jobs act. «È una questione di dignità - conclude Boeddu - sulla quale i lavoratori non transigono».
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