Il calo delle vaccinazioni, polemiche pericolose
Con l’arrivo dell’influenza stagionale potrebbe essere messo in crisi il sistema di prevenzione che tutela anziani e soggetti a rischio
Le polemiche e le discussioni sui vaccini e gli scontri tra sostenitori e avversari dei medesimi, non si contano più e rappresentano, ai nostri giorni, un vero e proprio fenomeno sociale. Timori e idee diffuse tra la popolazione, confondono e finiscono per appannare uno dei maggiori successi delle scienze biomediche, un prezioso strumento di sanità pubblica a cui si devono i più esaltanti successi contro le malattie infettive, responsabili di una vera e propria strage di innocenti ancora in pieno XX secolo. Il calo, in verità, è in atto da qualche anno. Ma, ora, l’allarme per il ridursi della copertura vaccinale - ormai al limite di quella che è considerata la soglia di sicurezza, - apre scenari davvero poco rassicuranti. Non solo, infatti, sono in diminuzione le vaccinazioni non obbligatorie, come quelle contro l’Influenza, sulla scia della preoccupazione, per non dire della psicosi, suscitata l’anno scorso in seguito alla sospensione di due lotti del vaccino Novartis, dopo la segnalazione di alcune morti sospette.
Anche le vaccinazioni obbligatorie per i bambini contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B registrano una considerevole flessione, essendo scese al di sotto del 95 per cento. Sono calate del 4 per cento in un solo anno, tra il 1913 e il 1914, quelle contro il contagiosissimo morbillo, la parotite e la rosolia, che coprono ora l’86 per cento. Una realtà che - dicono gli esperti - fa venir meno quella che si chiama “immunità di branco” o di gregge: quanto minore è la percentuale di bambini vaccinati, tanto più elevata è la probabilità che i non vaccinati entrino in contatto con un soggetto infetto, aumentando così il rischio complessivo di epidemie importanti, e che ricompaiano sulla scena malattie dimenticate da anni, col rischio che non siano riconosciute e trattate in tempo da nuove generazioni di medici.
Alle raccomandazioni e ai richiami del ministero della Salute, dell’Istituto superiore di Sanità, delle Asl e degli esperti, si oppone però il muro dei movimenti e dei profeti anti-vaccini, alcuni dei quali anonimi (ma non mancano i medici), che propongono le loro tesi ad una sterminata platea da innumerevoli siti web.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccolto in un decalogo le accuse più frequenti: i vaccini sarebbero associati a vari effetti dannosi ancora sconosciuti; possono essere letali; aumentano il rischio di autismo e di morte in culla, e via confondendo e generando sfiducia e confusione. È un fatto che molti genitori, troppi, sempre più confusi e disorientati, sottraggono i propri figli alle vaccinazioni, ritenendole inutili e dannose.
In un altro momento della storia delle vaccinazioni, quella contro il vaiolo, la decisa avversione di madri e padri ad una pratica (odiata anche nel nome ‘vaccino’) influì a ritardare la vittoria su uno dei più grandi flagelli dell’umanità. Ma, al tempo, era il capovolgimento del ‘conosciuto’, delle strategie medico-terapeutiche in uso in Occidente a spaventare: la vaccinazione provocava la malattia come stato indotto, invece di curarla se esistente. A due secoli di distanza, le lezioni della storia e i riscontri scientifici dovrebbero aver insegnato qualcosa. È in arrivo l’influenza, in anticipo, rispetto alle previsioni. Niente sarebbe più pericoloso, in questo momento, di un allarmismo sconsiderato sui vaccini, che minaccia di far danno, mettendo tra parentesi la prevenzione e seminando dubbi e paure che potrebbero ripercuotersi sulla campagna vaccinale che sta per partire, con l’obiettivo di prevenire le complicanze e ridurre la mortalità tra anziani e soggetti a rischio, essendo anche l’influenza stagionale un problema di sanità pubblica, non certo irrilevante, anche per le ingenti risorse impegnate dal Servizio Sanitario Nazionale.
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