Acqua non potabile, bollirla o no?
È caos a Castelsardo. S’Abbadolzu prepara una causa legale contro Abbanoa
CASTELSARDO. Peggiora ulteriormente la situazione dell’acqua immessa in rete dall’impianto di potabilizzazione di Lu Calcinaggiu. Una nuova ordinanza, emessa il 12 ottobre, “modifica ed integra” quella del 7 agosto, mai revocata, che vietava l’utilizzo dell’acqua erogata dalla rete pubblica, per fini alimentari, quale bevanda e per la preparazione degli alimenti, a causa della eccessiva presenza di “cloriti” rilevata dalle analisi della Asl. Il biossido di cloro utilizzato infatti per la potabilizzazione, se ben dosato, lascia un residuo, il clorito, che aiuta a mantenere depurata l'acqua più a lungo, sino al momento in cui arriva all’utente finale. La concentrazione del cloro residuo non deve però superare i limiti previsti dalla legge e qualora la Asl ne rilevi il superamento, e quindi la pericolosità per la salute pubblica, se ne vieta l’utilizzo. Bollirla non avrebbe fatto altro che aumentare la concentrazione dell’elemento chimico nell’acqua. Una ordinanza successiva, del 17 agosto, aveva invece consigliato di bollire l’acqua data da presenza di coliformi, revocata a sua volta dal sindaco i primi di settembre quando si affermava che, dalle analisi l’acqua risultava “conforme per i parametri microbiologici mentre permane la non conformità per i parametri “cloriti” e “alluminio”. Nuova direttiva: non bollire. E veniamo ad ottobre, la nuova ordinanza, datata 12 ottobre, fa riferimento a quella del 7 agosto senza revocarla, ma aumenta il divieto a causa delle nuove analisi e si sottolinea che “l’acqua non è idonea al consumo umano diretto e può essere utilizzata solo previa bollitura e per tutti gli usi igienici”.
Nella cittadinanza regna la confusione. Ma se sono in vigore entrambe, una che impone la bollitura, l’altra che la sconsiglia, che fare? Evidentemente nessuno utilizza l’acqua immessa in rete da tempo con un aumento notevole del consumo di acqua imbottigliata per tutti gli usi. Oltre al disagio di doversi approvvigionare al supermercato, la spesa incide negativamente sul bilancio famigliare. Il malumore è diffuso e palese, molti invocano da tempo una presa di posizione dell’amministrazione comunale “perché metta a disposizione della cittadinanza almeno autobotti di acqua potabile”.
Nel frattempo qualcuno ha preso l’iniziativa ed ha incominciato a raccoglie le adesioni per fare causa ad Abbanoa e chiedere la decurtazione delle bollette. E’ il caso dell’ Associazione di volontariato S’Abbadolzu . Un’organizzazione, presieduta da Tottoi Fadda, nata per la tutela dei diritti del cittadino con sede ad Ittiri ma con una succursale periferica anche in paese. Ogni giovedì, il responsabile di zona Battista Diez riceve quanti sono insoddisfatti del servizio Abbanoa e si prepara a far la guerra all’ente gestore delle acque, forte anche della recente sentenza dell’Antitrust.
Donatella Sini
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