«L’acqua inquinata pagata come potabile»
Dura accusa dell’associazione Civiltà è Progresso: cittadini costretti a subire senza avere risposte
PORTO TORRES. L’ordinanza di non potabilità dell’acqua pubblica ha raggiunto la sesta settimana e a una popolazione di 22 mila abitanti è fatto divieto di utilizzo di acqua di rete per bere e per preparare alimenti e bevande. «Niente si sa dell’acqua utilizzata nei ristoranti, nelle pizzerie, nei bar, nei panifici ed ora anche nelle mense scolastiche – sottolinea l’associazione Civiltà è Progresso –, perché nessuno controlla e nessuno si cura della salute dei cittadini: negli ultimi cinque anni la cittadinanza è stata sottoposta ad ordinanza di divieto d’uso dell’acqua per scopi alimentari per oltre quattrocento giorni, oltre tredici mesi, e se calcoliamo un consumo medio pro capite di un litro e mezzo di acqua per bere e per preparare alimenti e bevande, ipotizzando il costo al litro di 0,22 euro, i portotorresi hanno avuto una spesa complessiva di circa 2miloni e 860 euro non preventivate». Solo in quest’anno, mediamente la spesa pro capite per acquisto di acqua per bere e per cucinare è stata di 33 euro, vale a dire che una famiglia di quattro persone ha avuto un aggravio di oltre 130 euro, ai quali è da sommare pure la bolletta di Abbanoa che fa pagare l’acqua inquinata come acqua potabile. I cittadini si auspicano ora che nell’incontro di lunedì prossimo a Sassari, tra Ente di governo dell'ambito della Sardegna e amministrazione comunale, si possano avere sviluppi positivi riguardo a qualità dell’acqua, slacci e bollette pazze che continuano ad essere recapitate a diverse famiglie indigenti. «Ma è plausibile che nel 2015 – interroga l’associazione –, in una società evoluta, in una città che conta oltre seimila disoccupati, ci possano essere famiglie da mesi senz’acqua? E’ plausibile che un sindaco non prenda il coraggio a due mani e costringa Abbanoa a riallacciare e a fornire a queste famiglie il minimo vitale?». (g.m.)
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