Piste ciclabili a Sassari, un progetto da correggere
Spesso i pedoni rischiano di essere investiti quando attraversano la strada, seppure sulle strisce pedonali. In questo contesto ora si inseriscono le piste. A complessità si aggiugne complessità
Da settimane assisto preoccupata ai lavori in corso sulle piste ciclabili. La preoccupazione non è dovuta tanto ai provvisori disagi, quanto a quelli che saranno purtroppo definitivi e di cui non si è tenuto conto. Premetto che ho salutato con favore il fatto che Sassari - con trent'anni di ritardo - abbia deciso di integrare la mobilità urbana con piste ciclabili, tuttavia, esprimo molte perplessità sul come e dove si stiano mettendo in essere, per le quali avanzo alcuni interrogativi.
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Integrare i diversi tipi di mobilità nasce dalla duplice necessità sia di ridurre il carico automobilistico -troppo alto per Sassari, soffocata com'è dall'uso massiccio e disordinato delle auto -, sia di dare risposte differenziate ai diversi tipi di popolazione. In questi ultimi decenni vi sono stati molti casi di successo anche in Italia. Penso a città di medie dimensioni come Modena che hanno favorito i percorsi pedonali e ciclabili, accompagnati, quasi sempre, da un incremento e da un uso più razionale ed efficiente del trasporto collettivo, sia esso pubblico o privato.
Ad esempio, il car-sharing o gli autobus a chiamata, quest'ultimo è un servizio che si colloca a metà tra il bus e il taxi. Questi casi di successo sono il risultato di buone politiche che si traducono in piani organici, coinvolgimento dei cittadini e sapiente informazione sulle fasi dei diversi interventi.
E qui formulo la prima domanda. In quale quadro organico l'Amministrazione comunale ha collocato gli otto chilometri di pista ciclabile? Il tracciato che si sta predisponendo sembra non intaccare minimamente il carico automobilistico, piuttosto riduce o complica quello pedonale.
A Sassari, tutti gli interventi sulla circolazione degli ultimi decenni hanno visto progressivamente l'erosione dei marciapiedi. Per chiarire meglio la natura delle mie perplessità, mi limito a rilevare quel che sta succedendo in Viale Mancini. Strada complicata da gestire sia perché è un'importante via di accesso alla città, sia perché per circa 10 mesi all'anno è un denso sociale per la presenza di centinaia di studenti liceali e universitari.
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Com'è noto agli abituali frequentatori di questa strada, i pedoni rischiano di essere investiti ogni qual volta decidono di attraversare la strada, seppure sulle strisce pedonali. In questo contesto ora si inseriscono ben due piste ciclabili, ricavate per l'appunto dalla riduzione dei marciapiedi. A complessità si aggiunge dunque altra complessità, non ultimo perché appare materialmente evidente che i marciapiedi vengono trattati come spazi residuali e non come vere e proprie pause urbane e importanti ambiti relazionali, così come lo sono i parchi e le piazze.
Ebbene, l'Amministrazione si è chiesta che cosa succederebbe in queste piste all'uscita da scuola o, più semplicemente, nelle pause tra una lezione e l'altra? Probabilmente i ragazzi sosteranno sulla pista, esattamente come fanno ora sul marciapiede. A ciò si aggiunge un problema di accessibilità ai luoghi di lavoro e di studio.
Ad esempio, si sta costruendo la pista a ridosso della scalinata che porta ai dipartimenti di Giurisprudenza e Polcoming, per cui un passante (qualunque sia il suo grado di mobilità) è costretto a salire e poi scendere dalla gradinata per andare oltre, ed è evidente che per chi ha problemi di ambulazione questo percorso diventa una vera e propria barriera. Insomma, le piste non ci sono ancora ma sono già evidenti le distorsioni dell'impostazione di fondo.
L'amministrazione ha fretta di concludere i lavori perché altrimenti perderebbe i finanziamenti europei, ciò nonostante, alla luce delle molte criticità, sarebbe necessaria quantomeno una correzione del lavoro in corso. L'amministrazione è disponibile a rivedere le sue decisioni almeno per ridurre i problemi più eclatanti?
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