Sassari, condannata Enel Energia: ha chiesto importi non dovuti. “Condotta temeraria”
Un professionista è riuscito a ottenere dal giudice civile la risoluzione del contratto. La società dovrà risarcire l’utente con 21mila euro
SASSARI. La vittoria giudiziaria è arrivata con una sentenza esemplare del giudice civile Cinzia Caleffi. Un verdetto che ha avuto come prima conseguenza la risoluzione del contratto di fornitura di energia elettrica tra il cittadino sassarese Alfredo Pala ed Enel Energia.
Pala si era rivolto agli avvocati Franca Lendaro e Anna Ganadu dopo aver ricevuto fatture altissime (quasi ottomila euro) ritenendo che qualcosa - nel nuovo contratto stipulato con Enel Energia - non fosse andata per il verso giusto.
Il giudice ha disposto la risoluzione per inadempimento della società che non ha provveduto (come da contratto) all’installazione di un contatore elettronico per differenziare i consumi. Un apparecchio indispensabile per la lettura regolare della tariffa bioraria.
Seconda conseguenza della sentenza: annullamento di tutte le fatture contestate da Pala. Infine, caso eccezionale, il giudice ha sanzionato Enel Energia riconoscendo la “lite temeraria” per non aver rispettato l’ordine del giudice che le imponeva di non staccare l’energia all’utente fino alla conclusione del giudizio. E per questo atteggiamento - che ha determinato un “inutile dispendio di attività processuale” - Enel Energia è stata condannata a pagare 21mila euro a favore di Pala.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:sassari:cronaca:1.12183411:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2015/09/30/news/rifornitore-vince-causa-contro-enel-energia-1.12183411]]
La storia. La vicenda ha origini lontane. Il cliente nel 2009 decide di risparmiare passando alla tariffa bioraria promossa da Enel Energia. La famiglia comincia ad esempio a utilizzare gli elettrodomestici nelle ore notturne e nei giorni festivi, durante i quali l’energia aveva un costo nettamente inferiore.
La sorpresa. Poi ad agosto del 2012 il conto inatteso: alla voce “Calcoli di rettifica relativi al periodo gennaio 2011- gennaio 2012”, c’è stampata una cifra che fa sgranare gli occhi: 6.326 euro. Il punto è che l’utente non è moroso, ha sempre pagato tutto regolarmente. Ma la tegola definitiva doveva ancora arrivare. Dopo tre giorni, ecco un’altra busta Enel. Stavolta fa riferimento all’ultimo trimestre - maggio, giugno, luglio 2012 - e impone di saldare la cifra di 1.600 euro.
La contestazione. Immediata parte la contestazione, alla quale il gestore risponde via raccomandata preannunciando la sospensione del servizio e la risoluzione del contratto entro il termine di 10 giorni, se il cliente non avesse pagato i primi 6.300 euro.
Il giudice. Da qui la decisione di rivolgersi ai due avvocati che chiedono un provvedimento d’urgenza al giudice Caleffi che lo accoglie e sospende l’efficacia dell’avvertimento di Enel Energia. E questo perché – aveva motivato il giudice – quell’interruzione avrebbe arrecato un danno alla famiglia del ricorrente (padre, madre e due figli piccoli). Enel Energia, qualche giorno dopo, avrebbe potuto presentarsi col suo difensore per contestare la decisione. Non l’ha fatto. Ecco perché la fase cautelare del braccio di ferro si è conclusa così: decreto confermato a favore dell’utente, con tanto di condanna del gestore energetico al pagamento delle spese legali, circa 2.200 euro.
Il giudizio. A questo punto, l’utente - a dir poco sconvolto per quelle due bollette da 6.300 e 1.600 euro ricevute nell’arco di tre giorni - ha avviato il giudizio di merito. «Quando il giudice ordinò nel 2012 di non sospendere l’energia – hanno spiegato i due legali Lendaro e Ganadu – Enel Energia ha sì annullato le due bollette pazze ma ne ha emesso una terza dello stesso ingiustificato importo: 6200 euro. Fattura che abbiamo contestato. Allora hanno ridotto la potenza». Cosa che non dovevano fare, il giudice lo aveva vietato. E proprio per questa ragione la Caleffi – riconoscendo la “condotta temeraria” – ha condannato Enel Energia al pagamento di 21mila euro a favore di Alfredo Pala. E ha anche trasmesso gli atti in Procura perché si verifichi l’eventuale sussistenza di un reato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
