La Nuova Sardegna

Sassari

Fuga dal campo nomadi: occupata un’altra casa

di Gavino Masia
Fuga dal campo nomadi: occupata un’altra casa

Famiglia con tre figli minori si è sistemata in uno stabile vicino alla stazione «Noi vivevamo come animali, impossibile continuare in quelle condizioni»

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PORTO TORRES. Un’altra famiglia rom scappata dall’indecoroso campo sosta di Ponti Pizzinnu, con tre figli minori al seguito, si è sistemata da due giorni in un immobile abbandonato a pochi metri dal centro urbano. Si tratta dello stabile di proprietà della Rete ferroviaria italiana in via Ponte Romano, occupato abusivamente da persone giovani che vogliono integrarsi dopo trent’anni con la comunità turritana.

«Noi vivevamo come animali dentro il campo sosta – dice Sofia – e nella baracca prefabbricata che esisteva da più di 10 anni (la numero 15) dovevamo convivere in trenta persone: quando ci siamo spostati nelle roulotte, per cercare di stare meglio con i tre figli piccoli, dalla terra del campo spuntavano topi, scarafaggi e animali di tutti i tipi - anche dentro il forno - che ci hanno costretto ad andare via alla ricerca di un’altra sistemazione decente per far crescere i bambini». La famiglia di Sofia è andata via dal campo assieme a quella della madre, che ha poi occupato una casa cantoniera nella zona di Cargeghe. La stessa famiglia ha poi relazioni di parentela con l’altro nucleo familiare, con 5 minori a carico, che ha occupato da circa un mese l’immobile comunale di via Funtana Cherchi, affidato in via provvisoria all’associazione “Il Risveglio”.

Simile anche la causa principale della fuga dal campo, ossia la grave situazione igienica e di sicurezza presente nell’area che confina con la strada che porta al nuovo cimitero e al Poliambulatorio in regione Andriolu.

«Sono tanti quelli che vorrebbero andare via dal campo – aggiunge Sofia –, ma non hanno il coraggio di fuggire per cercare una sistemazione migliore, e sono costretti a vivere in un’area indecente dal punto di vista igienico».

I figli delle famiglie rom più giovani sono nati e cresciuti a Porto Torres, e i loro genitori sono pronti a dialogare con le istituzioni per far valere gli stessi diritti che spettano ai residenti. «Chiediamo all’amministrazione comunale di poter vivere normalmente come gli italiani, concorrere alla pari per avere una casa, un lavoro e la possibilità di mandare i figli a studiare: siamo stufi di condurre questa vita, e crediamo che prima di dare giudizi affrettati su di noi bisogna conoscere bene la nostra storia, come siamo e cosa vorremmo».

Le continue fughe dal campo richiedono una riflessione politica e sociale attenta - soprattutto dopo l’intervento delle forze dell’ordine per sedare risse e minacce -, e non si capisce perché non è stata costituita la commissione che si dovrebbe occupare dell’argomento.

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