Randagi feriti: comincia lo scaricabarile
Dopo la chiusura del pronto soccorso veterinario pagano i privati e i canili sono in grande difficoltà
SASSARI. Dal primo di ottobre se qualcuno la sera dovesse imbattersi in un cane o in un gatto ferito o moribondo, è meglio che abbia subito le idee chiare: il bivio che avrà di fronte infatti è questo: o si gira dall’altra parte, litiga un po’ con la propria coscienza e tira dritto. Oppure se deciderà di chinarsi e soccorrere quel povero animale, è molto probabile che dovrà assumersi tutto il peso di quell’afflato caritatevole. Soldi, tempo ed energie. Perché l’Asl, al momento, se ne lava le mani. Infatti il Pronto Soccorso delle Cliniche Veterinarie, che sino all’estate scorsa si è sempre fatto carico di curare i randagi investiti o malati, è rimasto senza convenzione. Perciò, prosciugato di risorse, non effettua più il servizio di emergenza notturno e nei giorni feriali. Quindi i cittadini non hanno più questo riferimento e devono provvedere di tasca propria. In verità una parte delle emergenze si sono riversate anche sui canili municipali. Che è vero che dispongono di un ambulatorio veterinario messo a disposizione del medico dell’Asl, ma è anche vero che la struttura è totalmente priva di apparecchiature diagnostiche o radiografiche. Quindi se un animale arriva in gravi condizioni, tutto ciò che il veterinario può fare è tastarlo, azzardare una diagnosi e poi imbottirlo di antibiotici e antinfiammatori. Dopodiché amen, il suo compito si esaurisce qui: il paziente se sopravvive un giorno è stabilizzato, e la grana passa al Comune, che si occupa della seconda tappa del calvario: la specialistica. In mezzo a questo rimpallo di responsabilità annaspano naturalmente le volontarie del canile: loro non se la sentono di condannare a morte un povero animale a maledicono gli scaricabarile della burocrazia. Perciç si rimboccano le maniche, organizzano collette, e cercano di pagare ti tasca propria tutto quello che Asl e Comune non fanno. L’esempio di Teo, il cagnetto paralizzato dopo la caduta da una scogliera è emblematico: ha bisogno di un intervento chirurgico e di un carrellino. Il costo supererà i 600 euro. L’unico modo per salvargli la vita è un ambulatorio privato e una colletta via Facebook.
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