Tentato omicidio al Monte confronto acceso tra 2 testi
Padre e figlio imputati per l’accoltellamento dell’operaio Christian Cappai Esaminate due versioni contrastanti del fatto. Disposta perizia medico-legale
SASSARI. Il confronto c’è stato e i toni sono stati anche parecchio accesi. Così come chiesto dal presidente del collegio giudicante, Salvatore Marinaro, ieri mattina nell’aula del tribunale si sono volute mettere a confronto due ricostruzioni contrastanti del tentato omicidio dell’operaio sassarese di 40 anni Christian Cappai, avvenuto lo scorso marzo. Una ricostruzione è proprio quella della vittima, l’altra è quella di un suo amico che era vicino a lui al momento dell’aggressione.
Per quel fatto sono a processo Angelo Salvatore Garau e Antonio Garau, padre e figlio accusati di aver ferito l’uomo a coltellate nella scalinata tra via Farina e via Ogliastra, nel quartiere di Monte Rosello. Cappai rischiò la vita perché il coltello (peraltro mai ritrovato) gli perforò un polmone.
Dall’attività investigativa svolta dai carabinieri era emerso che padre e figlio si fossero presentati armati di coltello a un incontro con la vittima: a quanto pare doveva esserci un chiarimento per vecchie storie. Dissapori che si sarebbero trascinati nel tempo e che sono poi sfociati nello scontro di marzo che costò quasi la vita a Cappai. Il chirurgo Luigi Topa, che lo operò, aveva raccontato ai giudici che la punta del coltello affondò per 7 centimetri, un colpo diretto e così violento da riuscire a frantumare l’osso della spalla. Ma per la difesa – rappresentata dagli avvocati Elias Vacca e Pasqualino Federici – il giovane Garau ferì accidentalmente Cappai dopo avergli strappato il coltello dalle mani nel tentativo di difendersi dalla sua aggressione. Il padre nemmeno sarebbe stato presente in quel momento e infatti – mentre il figlio è ancora in carcere – per lui è stato disposto solo l’obbligo di dimora nel comune di Olmedo.
A confronto con Cappai, ieri, c’era sul banco dei testi proprio l’amico Putzu che lo aveva accompagnato all’appuntamento “chiarificatore” con Garau figlio. E che ieri ha ribadito di non aver visto chi teneva il coltello «perché in quel momento ho spostato lo sguardo perché nella piazza ho visto arrivare Garau padre». E ha anche aggiunto: «All’inizio io ho detto a Christian e Salvatore di fare la pace, di stringersi la mano. Poi hanno iniziato a spintonarsi e si sono spostati dietro di me. Ma Antonio Garau non c’era in quel momento, è arrivato dopo, quando il figlio si era già allontanato da Christian per dirigersi verso il padre». Di diverso avviso la vittima, assistita in aula dall’avvocato Giuseppe Onorato: «Eri a un metro da noi e hai visto tutto – ha detto rivolgendosi all’amico – Sono stato aggredito da Salvatore e a un certo punto, mentre ero a testa in giù, l’ho sentito che diceva “Papà, papà” e subito dopo ho avvertito un dolore forte alla spalla. Ho sollevato la testa e ho visto il padre». Il collegio a fine udienza ha disposto una perizia medico legale per accertare natura, posizione, compatibilità della ferita.
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