La Nuova Sardegna

Sassari

area metropolitana

La resa dei generali degradati

Daniela Scano

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Più il Sassarese batte i pugni sul tavolo, più i suoi rappresentanti nella maggioranza che governa la Regione camminano a passi felpati sulle uova. La città annuncia la mobilitazione e nelle stesse ore, a Cagliari, i consiglieri regionali del Pd sassarese trovano la soluzione senza condividerla con nessuno. È questo l'aspetto paradossale della vertenza del nord Sardegna per il riconoscimento della seconda città metropolitana sarda nella riforma degli enti locali. Mentre a Sassari monta la rivolta contro un progetto che premia Cagliari e spinge il nord Sardegna e la Gallura nella nebbia di enti che non hanno riscontro nella legge Delrio, il primo partito del territorio tace oppure balbetta. Eppure, mai come in questo momento, è arrivato il tempo delle chiarezza.

Ci sono momenti in cui la politica dovrebbe avere il senso di responsabilità e motivare le proprie decisioni, anche e soprattutto quando, come in questo caso, sono decisioni impopolari che vanno nella direzione opposta rispetto alle richieste che arrivano dal territorio. I consiglieri regionali che, mentre a Sassari si discuteva la questione in una affollata assemblea, martedì hanno partecipato alla riunione cagliaritana durante la quale sarebbe passato il progetto della giunta Pigliaru di una sola città metropolitana, hanno il dovere politico delle spiegazioni. Devono illustrare la loro strategia rispetto a una istanza corale che arriva dal loro territorio. Una richiesta che Pigliaru e i suoi assessori non ritengono di esaudire. E che, ormai è evidentissimo, non esaudiranno.

L'unione metropolitana che si vorrebbe far passare come il punto di caduta di una trattativa forse mai aperta è una invenzione, un pannicello caldo che qualcuno vorrebbe sistemare sulle piaghe di un territorio che ha sofferto abbastanza di disinteresse e disimpegno. Un territorio dove si sono progressivamente depotenziati tutti gli strumenti indispensabili per affrontare la spaventosa crisi che lo erode da anni.

Per uscire da questa emergenza infinita sono stati eletti, mai così numerosi, i consiglieri regionali del Sassarese. Del Pd e degli altri partiti. Gli elettori che avevano puntato su quei candidati lo avevano fatto, in mezzo a una crisi generale di sfiducia nei partiti, anche perché ritenevano che fossero le persone giuste per rappresentare il territorio in una sede che da sempre non dedica a questa parte della Sardegna la stessa attenzione che riserva al sud. Ed è a questi elettori, e al territorio dove vivono, che ora queste persone devono rendere conto. La mobilitazione di questi giorni descrive bene questa esasperazione e sbaglia, non può immaginare quanto, chi pensa che basterà la soluzione trovata in un pomeriggio di ordinaria mediazione politica per chiudere la questione.

I sassaresi che siedono in consiglio devono dire se ritengono di dovere sostenere le ragioni dei loro rappresentati oppure quelle del partito di appartenenza. E devono anche spiegare se, con quali strumenti, attraverso quali norme vigenti la "unione metropolitana" avrà le stesse identiche opportunità della "città metropolitana". E perché se, come dicono alcuni, tra i due enti non ci sono sostanziali differenze, è stato inventato un doppione quando esisteva già l'originale. Oppure hanno ragione quelli che pensano che, mentre nel nord dell'isola è in corso la rivoluzione, a Cagliari qualche generale degradato sta trattando la resa e mette a punto i dettagli della cerimonia dell'onore delle armi.

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