Lotto: «Un errore da correggere»
Il consigliere regionale del Pd si smarca: non mortificate una giusta mobilitazione
SASSARI. Nessuna intenzione di isolare il “suo” sindaco Nicola Sanna. Nè di disperdere l’energia coagulatasi intorno alla mobilitazione del territorio. E spazi di trattativa, e di rivendicazione, da tenere aperti, almeno fino alla direzione di sabato del Pd, ma anche oltre.
Rompe gli indugi, e la pax data da tutti ormai per assodata, il consigliere regionale del Pd Luigi Lotto, e mette i piedi nel piatto del dibattito su una riforma a suo avviso tutt’altro che blindata. Che, dalla prima versione, si è evoluta, arrivando a una versione di Cagliari area metropolitana ristretta che: «Pone però un problema su come si ipotizza di gestire il tema della programmazione strategica e dello sviluppo nel nord Sardegna, nel centro ma anche nel vasto territorio della vecchia provincia del sud. Non ritengo pensabile che a questo compito possano essere chiamate le 30 e oltre unioni dei Comuni ma neanche la sola Regione».
C’è poi un tema che va oltre la fredda analisi tecnica della riforma. «Sono certo – spiega Lotto – che la Giunta, il Pd e l’intero centro sinistra, sapranno cogliere in questi giorni l’importanza dei temi sollevati dalla mobilitazione del Nord Sardegna: erano anni che un territorio cosi vasto, sindaci e società civile, non si mobilitava per rivendicare un ruolo attivo nella costruzione del proprio futuro. E’ un patrimonio di consapevolezza e di responsabilità che va letto e speso in positivo. Va dato atto che il sindaco di Sassari e i suoi colleghi, affrontano il tema guardando all’intera isola, rifiutando la contrapposizione con Cagliari, ma vogliono anche evitare che possa prendere avvio una stagione di nuovo centralismo regionale e che si consolidi un panorama in cui l’unica realtà a cui si riconosce per legge un adeguato livello di autonomia nel costruire il proprio futuro è la città metropolitana di Cagliari».
«Se la Giunta insiste – sottolinea il consigliere dem – sbagliando, a non prendere in considerazione la ragionevole proposta del Nord Sardegna di una area metropolitana del nord, è possibile conseguire comunque il risultato di mettere in condizioni quel territorio, come pure il centro e il sud, di avere certezza che le scelte per lo sviluppo e le risorse per dargli gambe saranno comunque nelle sue (e nelle loro) disponibilità? Che ogni risorsa che arriva in Sardegna, quindi anche per le città metropolitana, è patrimonio dell’intera regione che solo una reale politica di riequilibrio può garantire? Che si interrompa, finalmente, un lungo processo di accentramento a Cagliari di funzioni e poteri diventato oramai insopportabile? Si abbandoni allo scopo il timore dell’accusa di voler riesumare le provincie, così come fin’ora conosciute, che non è nelle intenzioni e nelle disponibilità di alcuno, e si costruisca un impianto istituzionale, che vada oltre le unioni comunale, che sia condiviso nei territori e che risponda alla esigenza degli stessi di poter determinare il loro futuro e con esso il futuro dell’intera Sardegna». (g.bua)
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