La Nuova Sardegna

Sassari

L’ACQUA SPORCA COSTA CARA

di GIANNI BAZZONI

di GIANNI BAZZONI Signora Gavina ha 82 anni, ogni giorno si trascina dietro a fatica una cassa di acqua minerale acquistata sottraendo risorse a una pensione di pochi spiccioli. A volte non ce la fa,...

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di GIANNI BAZZONI

Signora Gavina ha 82 anni, ogni giorno si trascina dietro a fatica una cassa di acqua minerale acquistata sottraendo risorse a una pensione di pochi spiccioli. A volte non ce la fa, non le reggono le braccia e allora chiede una mano, ricompensa qualcuno di buona volontà. Questa donna anziana di Porto Torres è il simbolo dei disservizi che da anni mettono in ginocchio migliaia di famiglie del territorio che combattono la battaglia per vedere riconosciuto il diritto ad avere acqua potabile.

Abbanoa è entrata in esercizio il primo gennaio del 2006 e la maggior parte degli utenti non ha prestato troppa attenzione agli intrecci partitici-politici-economici, per quasi tutti era importante solo avere acqua di qualità e a costi accessibili. Per un po’ è andata bene. Quasi tre anni dopo però la situazione ha cominciato a precipitare. Verso la fine del 2009 sono comparse le prime ordinanze che rendevano evidente il pericolo e i rischi per la popolazione: nell’acqua immessa in rete sono state rilevate presenze di metalli, cloriti e nitriti in misura non conforme alle norme, e poi colibatteri (. escherichia coli) considerati dannosi per la salute. Ed è cominciata una odissea senza fine che dura ancora oggi - a distanza di sei anni - con una sceneggiata degna delle migliori farse napoletane. Abbanoa è sul banco degli imputati e - a sua volta - scarica le responsabilità sul fatto di avere ereditato da Comuni, Regione e altri Enti reti fatiscenti e strutture inadeguate. Così, quando l’acqua cambia colore e passa dal giallino al marrone, dal grigio chiaro al nero di seppia, è colpa delle vecchie tubazioni. In realtà, le condizioni della rete (ammettendo che sia così) non possono in alcun modo giustificare la presenza nell’acqua che sgorga dai rubinetti nelle case, nelle scuole e negli uffici di alluminio e manganese in percentuali nettamente superiori a quelle consentite dalla legge.

Di fronte a questa situazione, Abbanoa non ha modificato il proprio atteggiamento. É stata sanzionata di recente dall’Antitrust per un milione e 80mila euro per pratiche commerciali scorrette inquadrate nel periodo 2011-2015 nei confronti di numerosi utenti, ha continuato a emettere bollette per chiedere il pagamento dell’acqua come se fosse di alta qualità. Invece era non potabile, e questo è avvenuto anche quando i sindaci hanno emesso le ordinanze per vietare l’utilizzo dell’acqua. La città di Porto Torres si è aggiudicata il record per la non potabilità: dal 2010 a oggi ha collezionato 445 giorni fuori legge (120 solo nel 2015). E l’Associazione Civiltà è Progresso - che ha intrapreso diverse cause di risarcimento e depositato la class action al Tribunale di Cagliari - ha calcolato che gli abitanti hanno speso in sei anni quasi 3milioni e 200mila euro per acquistare acqua potabile a causa dei disservizi da parte di Abbanoa. La società ha continuato a leggere i contatori, a emettere bollette per consumi, a slacciare utenze (molte riconducibili a famiglie in difficoltà in una città con l’acqua alla gola in tutti i sensi a causa di una crisi profonda).

Forse solo in pochi ci avevano pensato quando a marzo è stata celebrata la Giornata mondiale dell’acqua, quell’ «oro azzurro» che per 750 milioni di esseri umani è ancora un lusso nonostante l’Onu l’abbia riconosciuto come Diritto umano universale. Non è più un problema di terzo mondo, di Paesi con lo sviluppo in bloccato o fortemente in ritardo: succede anche da noi, modernissimi e tecnologici. L’acqua non è quasi mai potabile, spesso bisogna riconoscerlo con il fai da te (dal colore e dall’odore) perché le analisi scattano in ritardo e anche le ordinanze arrivano dopo, la dispersione è sopra il 40 per cento. Intanto si paga l’acqua sporca, colorata e puzzolente come se fosse la migliore del mondo. Niente sconti. E c’è anche la paura che da un giorno all’altro ti tolgano l’acqua che non puoi usare. É tutto vero, purtroppo. Ma non sembra una priorità. Una sola domanda: davvero nessuno può fare niente?

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