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Sassari

Mensa scolastica: «Aumenti per pochi»

di Barbara Mastino
Mensa scolastica: «Aumenti per pochi»

Il sindaco e l’assessore all’Istruzione si rivolgono alle famiglie per chiarire le nuove rette

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OZIERI. Nessuna sperequazione nella ripartizione dei costi a carico delle famiglie per il servizio mensa scolastica. Lo chiariscono anche per iscritto, dopo averne già parlato giovedì sera in sede di consiglio comunale, il sindaco Leonardo Ladu e l’assessore all’Istruzione Giuseppina Sanna, in risposta alla nota del coordinatore di Forza Italia Sandro Farina che nei giorni scorsi, anche facendo seguito a un analogo intervento di un gruppo di genitori, aveva sollevato il problema delle tariffe troppo alte.

I costi del servizio mensa sono aumentati sono per alcuni nuclei familiari, ovvero quelli con i redditi più alti, che si troveranno a dover corrispondere un costo per singolo pasto dai 3.5 ai 5 euro. Si tratta di una piccola parte degli aventi diritto, (si tratta dei possessori di un reddito tra i 50 mila e i 100 mila euro all’anno) o piuttosto di quel novanta per cento delle famiglie che sino a questo momento hanno presentato la documentazione Isee: è ovvio che, se non si presentano le certificazioni, si viene automaticamente inseriti nell’ultima fascia. Per il resto, chiariscono sindaco e assessore, «il 70 per cento degli utenti paga una retta nettamente inferiore allo scorso anno (fra 1,50 e 2,50 euro a pasto) mentre il 10 per cento paga la stessa tariffa dello scorso anno».

La ridefinizione, chiariscono ancora sindaco e assessore, non è stata decisa di imperio dal Comune, ma deriva dall’introduzione a livello nazionale della richiesta di presentazione della nuova certificazione Isee, che determina il reddito sulla base di parametri diversi rispetto al passato. Inoltre, ricordano gli esponenti della giunta, le famiglie sono state informate dei cambiamenti, perché «l’amministrazione, accogliendo la richiesta dei genitori, ha organizzato una assemblea pubblica per discutere le nuove tariffe del servizio mensa». Nessuna sperequazione, solo un aumento limitato, e a carico delle famiglie più benestanti che sono la minoranza degli aventi diritto. Il costo singolo di 60 euro al mese è stato infatti ridistribuito per fasce di reddito. «L’operazione compiuta è soddisfacente - dicono Ladu e Sanna - perché allevia notevolmente il carico sulle famiglie che hanno un reddito medio-basso e agevola consistentemente quelle meno abbienti. Alle famiglie più fortunate si chiede un sacrificio non insopportabile , tra l’altro compiuto a favore dei propri figli». Dei propri figli ma anche della comunità, sulla quale, sottolineano Ladu e Sanna, ricade per il cinquanta per cento dell’intero costo del servizio, che ammonta a 400mila euro all’anno e che è coperto solo per la metà dalle rette versate dai genitori.

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