La Nuova Sardegna

Sassari

L’università difende la Corte d’Appello

di Giovanni Bua
L’università difende la Corte d’Appello

Anche il rettore Carpinelli e il dipartimento di Giurisprudenza in campo: sarebbe la fine di una fruttuosa collaborazione

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SASSARI. Un territorio sotto assedio. Questa la percezione chiara che si respira nel Sassarese. Che se da una parte serra le fila per provare a riaprire la vertenza sulla riforma degli Enti Locali e l’Area metropolitana, e si prepara alla vertenza, che si annuncia se possibile ancor più dura, sul riordino della rete ospedaliera, deve tenere la guardia altissima su un altro dei pericoli che si profila all’orizzonte: la chiusura della sezione staccata della Corte d’Appello.

In sua difesa è sceso in campo il rettore Massimo Carpinelli e il dipartimento di Giurisprudenza dell'università: «Seguiamo – spiega una nota – con grande preoccupazione la rinata prospettiva di una soppressione della sezione distaccata. Si tratterebbe di un impoverimento istituzionale, culturale e sociale: inoltre è irrazionale che, in un periodo in cui aumenta da parte dei cittadini la domanda di giustizia, sia proprio lo Stato a fare un passo indietro. Sarebbe un pessimo segnale in un contesto territoriale nel quale si affacciano i rischi di contaminazione di vecchie e nuove forme di criminalità organizzata».

A preoccupare il rettore è anche la convinzione che la soppressione della sezione distaccata farebbe venir meno la stretta collaborazione con il dipartimento di Giurisprudenza, avviata già dal momento della istituzione della Corte nel 1992 e che prosegue tuttora concretizzandosi in comuni iniziative di promozione della giustizia. «La cooperazione – spiega il rettore – si è sviluppata negli anni con l'organizzazione di convegni, lo svolgimento di tirocini e la collaborazione nella Scuola di specializzazione per le professioni legali. La presenza della Sezione di Corte d'Appello a Sassari valorizza il significato della laurea magistrale in Giurisprudenza ed è il riflesso coerente dell'altissima tradizione degli studi giuridici nella nostra città».

«Sono poi da condividere appieno le motivazioni tecniche a sua difesa – continua la nota dell’università – sono anzi talmente convincenti che ripropongono piuttosto la richiesta di assegnare a questa sezione piena autonomia, facendo capo ad essa i tribunali di Sassari, Nuoro e Tempio Pausania. Quella che oggi è una sezione distaccata ha già una rilevanza e una struttura che le consentirebbe di operare come una vera e propria Corte d'appello di media caratura, più grande cioè di diverse altre Corti d'appello di minore portata quanto a bacino d'utenza e carichi di lavoro. Il sistema giudiziario sardo ha dunque necessità assoluta di due sedi di Corte d'Appello: non solo per la vastità del territorio e le difficoltà di comunicazione, ma per una esigenza di avvicinamento alla Giustizia che nella nostra Sardegna è particolarmente sentita».

Sul tema torna anche il vicepresidente del consiglio regionale Antonello Peru: «No alla desertificazione istituzionale, no ad una finta spending review fatta sulla pelle delle famiglie, delle imprese e dei territori. Ripetiamo quanto sosteniamo da oltre un anno: il presidente della Regione deve confrontarsi direttamente con il Governo su un tema che è parte integrante della più ampia vertenza Sardegna. Eliminare servizi significa costringere le persone a spostarsi, aumentare i costi per i cittadini, decidere che un territorio deve rinunciare alle proprie ambizioni di sviluppo, a vantaggio di altri. L'effetto sarebbe quello di un pendolarismo giudiziario, con costi intollerabili per gli spostamenti, rallentamento dei tempi e gravissimi disagi per gli operatori del diritto e per i cittadini. Non possiamo accettare - sottolinea Peru- le continue minacce di chiusura di presidi istituzionali nel centro Nord Sardegna: dalle autorità portuali alle filiali del Banco di Sardegna, dalle scuole di specializzazione alla Corte d'Appello. La Sardegna può rialzarsi dalla palude solo se farà leva sulle potenzialità di tutti i suoi territori, uscendo da logiche campaniliste e liquidatorie».

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