Rio Mannu, il georadar trova i segni dell’antico porto fluviale
Resi noti i risultati delle indagini della Soprintendenza propedeutiche ai lavori di sistemazione L’équipe di esperti ha rilevato varie anomalie, forse banchine risalenti ai primi insediamenti romani
PORTO TORRES. Le indagini georadar propedeutiche agli interventi di sistemazione idraulica del rio Mannu - svolte qualche mese fa dall’equipe dell’università di Cagliari guidata dal professore di Geofisica Gaetano Ranieri – hanno rilevato diverse anomalie che potrebbero riferirsi a banchinamenti.
La notizia arriva dalla responsabile della sede locale della Soprintendenza archeologica, Gabriella Gasperetti, che aveva richiesto queste indagini per chiarire la presenza di resti archeologici importanti che devono essere preventivamente preservati prima dell’inizio dei lavori sul fiume. I banchinamenti rilevati dal georadar potrebbero confermare la teoria che nel primo insediamento di Turris Libisonis ci fosse un porto fluviale all’imboccatura del rio Mannu, che permetteva il riparo dai venti dominanti, e solo successivamente, e contemporaneamente alla costruzione del Ponte Romano, è stato costruito il porto Romano nel bacino storico.
Per quanto riguarda i risultati delle prospezioni geoelettriche per definire la struttura in fondazione del Ponte Romano - la più grande opera pubblica ancora in uso costruita nel primo ventennio del I secolo dopo Cristo –, le indagini hanno invece rilevato poche anomalie che confermano comunque la solidità delle fondazioni. «C’è una sola pila del Ponte dove non è stata individuata la fondazione – aggiunge la professoressa Gasperetti -, e in questo caso dovrà essere effettuata una indagine archeologica». L’esito delle indagini hanno favorito in settimana l’incontro tra Soprintendenza archeologica e amministrazione comunale, per arrivare quanto prima alla definizione del progetto esecutivo del Pit fluviale, e nell’occasione la responsabile delle sede locale ha ricordato per l’ennesima volta la presenza della condotta forzata di acqua che potrebbe creare grossi danni alla struttura del Ponte Romano. La condotta idrica del diametro di 200 millimetri era stata riportata alla luce dopo gli ultimi scavi, a una quota media di 65 centimetri dal piano di calpestio, e quella tubazione in fibrocemento ha di fatto impedito la messa in luce completa della pavimentazione originaria del ponte. La Soprintendenza aveva chiesto diverse volte ad Abbanoa di rimuovere la condotta perché il tubo risulta pericoloso in quanto in pressione e fuori terra, senza che l’ente gestore provvedesse al riguardo, ora spetta al Comune trovare la soluzione prima dell’approvazione del progetto definitivo del Pit fluviale. L’amministrazione ha dunque in mano tutti gli strumenti per le definizione del progetto esecutivo di riqualificazione del rio Mannu, dopo ben undici anni di gestazione amministrativa, e una quota di 6milioni e 700mila euro per gli interventi previsti.
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