Il bancomat rapinato finisce all’esame del Ris
Sequestrati anche indumenti e i 2 furgoni usati per l’assalto allo scalo di Alghero Sarebbero state rilevate tracce ematiche utili per individuare gli altri complici
SASSARI. Le indagini sull’assalto al bancomat dell’aeroporto di Alghero sono tutt’altro che chiuse. E lo si era intuito già durante la conferenza stampa convocata dai carabinieri per annunciare i primi arresti. Gli investigatori non hanno alcuna intenzione di abbassare la guardia finché non verrà definitivamente chiuso il cerchio su uno dei colpi più eclatanti che siano stati messi a segno negli ultimi anni e che ha (o meglio “avrebbe”) fruttato ai banditi oltre 62mila euro.
Alcuni giorni fa gli specialisti del Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma hanno sequestrato il bancomat che era stato rapinato lo scorso 18 settembre nello scalo algherese, ma anche indumenti prelevati nella zona di fuga dei banditi (e che si sospetta appartenessero proprio ai componenti del commando) e i due furgoni rubati a un’impresa di Porto Torres e utilizzati per scardinare la cassa e poi scappare. I mezzi erano stati abbandonati quasi subito. L’obiettivo dei carabinieri è quello di recuperare tracce – evidentemente già evidenziate – dalle quali estrapolare il Dna che possa portare all’identificazione di almeno altre due o tre persone che avrebbero partecipato alla pianificazione e realizzazione del colpo.
Gli inquirenti sono sicuri infatti che del gruppo d’assalto faccia parte qualche altro complice finora riuscito a farla franca. Convinzione supportata dal fatto che i 62mila euro recuperati dai militari poche ore dopo il blitz in aeroporto non sarebbero il bottino completo. Mancherebbero infatti all’appello oltre 70mila euro e questo significa che qualcuno li custodisce.
Finora sono stati arrestati quattro romeni, un albanese e un sorsese. Quest’ultimo e uno dei romeni sono stati scarcerati qualche giorno fa su decisione del tribunale del Riesame in seguito alla richiesta avanzata dall’avvocato Marco Palmieri. Sono invece rimasti a Bancali con le accuse di rapina e danneggiamento aggravati Aron Llulla, di 34 anni, albanese, Jenica Spiridon, di 42, Alecu Gheorghe, di 47 e Ciprian Busuioc, di 45, tutti e tre romeni.
La banda aveva costruito un piano praticamente perfetto realizzato «con sfrontata arroganza» per usare le parole del comandante provinciale, colonnello Giovanni Adamo. Piano che era saltato grazie alla tempestività con la quale i militari avevano bloccato i primi tre componenti del gruppo e, in una seconda fase, gli altri tre. Il tutto dopo un lungo e pericoloso inseguimento nella strada tra Alghero e Sorso durante il quale un’auto dei carabinieri era stata anche speronata.
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