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Immigrati e rom, storie di una complessa integrazione

Immigrati e rom, storie di una complessa integrazione

PORTO TORRES. Una città ospitale con i migranti, tollerante coi vu cumprà, intollerante ai limiti del razzismo nei confronti dei nomadi. È questo il quadro che emerge da un’inchiesta condotta su un...

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PORTO TORRES. Una città ospitale con i migranti, tollerante coi vu cumprà, intollerante ai limiti del razzismo nei confronti dei nomadi. È questo il quadro che emerge da un’inchiesta condotta su un campione di 500 portotorresi maggiorenni dal giornalista Emanuele Fancellu, equamente suddivisi per sesso, classificati in base a sei classi d’età e cinque per titolo di studio, e pubblicata dal periodico cittadino “Il Corriere del Turritano”. I risultati sono stati illustrati nel corso di due incontri partecipati, svolti nei locali della libreria internazionale Koinè, dove nel primo erano presenti diversi migranti e ambulanti e nel secondo membri della comunità Rom, oltre a diversi amministratori di maggioranza e opposizione. «Capiamo le loro difficoltà – ha detto Fancellu –, sappiamo che scappano da situazioni drammatiche e, nonostante le difficoltà economiche, pensiamo di poterli aiutare accogliendoli in città: quasi tutti gli intervistati sono a conoscenza del fatto che a Porto Torres sono presenti due strutture che ospitano migranti, e il 62 per cento dei turritani si dimostra disponibile nei loro confronti». Situazione un pochino differente, invece, per quanto riguarda i “vu cumprà”: «Quasi un portotorrese su due si dice favorevole alla loro presenza nelle spiagge o per le strade cittadine, perché, nonostante a volte ci infastidiscano, capiamo che stanno provando a sopravvivere». Nel dibattito anche l’intervento di un esponente della comunità rom, Massimo, rimasto molto scosso dai dati dell’inchiesta sui nomadi: «Noi siamo da trent’anni a Porto Torres, ma i portotorresi non ci conoscono: se non ci confrontiamo, come possiamo integrarci? Purtroppo viviamo in un ghetto e vorremmo fosse chiuso. Vorremmo un’integrazione e una sistemazione, e soprattutto una vita dignitosa». (g.m.)

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