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Sassari, la Regione blocca tutti i “risvegli”

Daniela Scano
Sassari, la Regione blocca tutti i “risvegli”

Niente neuroriabilitazione a donna di 56 in coma nel reparto di Rianimazione al Santissima Annunziata: il Santa Maria Bambina di Oristano, l’unico centro specializzato della Sardegna, non può più accogliere pazienti per la riorganizzazione della rete ospedaliera isolana

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SASSARI. Adele ha 56 anni, il 24 ottobre ha avuto un ictus, si è salvata grazie alla sua forte tempra e alla bravura dei chirurghi che l’hanno operata. Ora la donna è ricoverata in Rianimazione all’ospedale Santissima Annunziata e respira senza l’aiuto delle macchine. Adele adesso dovrebbe cominciare il lungo percorso della riabilitazione ma da dieci giorni, in Sardegna, questo tipo di assistenza è negata.

Ad Adele e a tanti altri malati nelle sue condizioni. Sei giorni fa la donna è stata dichiarata “trasportabile” dai medici: è in coma ma può affrontare il viaggio in ambulanza verso un centro specializzato nella riabilitazione neurologica, motoria e cognitiva. Alla Asl di Sassari era tutto pronto per il trasferimento della paziente al “Santa Maria Bambina” di Oristano, una eccellenza regionale. Fino a due settimane fa, il trasporto dei pazienti nelle condizioni di Adele avveniva con poche pratiche e molta sollecitudine.

Questa volta non è accaduto, per una paradossale storia di burocrazia sanitaria che ha bloccato la neuroriabilitazione ai pazienti in coma o tracheotomizzati non autosufficienti. La norma, adottata nel nome della riorganizzazione, sta spegnendo le speranze dei “risvegli” in Sardegna. L’unico centro nell’isola che in questo momento potrebbe accogliere Adele (oltre il Brotzu di Cagliari, dove però ci sono solo sei posti letto, tutti occupati), è il “Santa Maria Bambina” che ha dodici letti liberi. Il centro però non può accogliere Adele per la situazione di stallo determinata dal nuovo piano regionale per la riorganizzazione della rete ospedaliera varato dall’assessore alla Sanità Luigi Arru.

A Oristano ci sarà un solo polo di eccellenza della neuroriabilitazione, e sarà all’ospedale San Martino. A carico del “Santa Maria Bambina”, che ha sempre fatto neuroriabilitazione e potrebbe continuare a farla, resterà la riabilitazione territoriale. Il fatto è che la nuova struttura di eccellenza del San Martino c’è sulla carta ma non è ancora operativa.

Nell’attesa che la scacchiera della riorganizzazione ospedaliera sarda sia completata, la Asl oristanese ha invece bloccato i nuovi inserimenti al “Santa Maria Bambina” «come prescritto – ha messo le mani avanti il vertice dell’Azienda sanitaria – dall’assessorato regionale alla Sanità». Ecco il paradosso: la struttura per avviare la riabilitazione di Adele c’è, il posto letto pure, ma lei resterà ricoverata nel reparto di Rianimazione fino a quando non sarà aperto un nuovo “centro risvegli”. Prigioniera di un limbo burocratico che è molto peggio del coma. La Regione ha organizzato il riassetto della riabilitazione, ma non ha previsto la transizione.

Quando hanno scoperto la causa del mancato trasferimento di Adele a Oristano, il compagno Mario e il fratello Gavino non credevano alle loro orecchie. «È una situazione paradossale – commentano con rabbia –. Per Adele, ogni minuto che passa senza avviare la riabilitazione è un minuto perso. Questa sciagurata decisione di sospendere il ricovero al Santa Maria Bambina le sta negando il diritto all’assistenza. Ma qualcuno risponderà di questo». «Cosa dobbiamo fare perché questa situazione si sblocchi? – chiedono –. Adele e gli altri come lei non possono aspettare che il San Martino abbia il reparto di Neuroriabilitazione». Alla Asl di Sassari sono preoccupati.

Nei giorni scorsi, dagli uffici del Palazzo Rosa è partita una mail che chiede spiegazioni alla Regione. «Il fratello della paziente – scrive la funzionaria – ci chiede come sia possibile che la Regione abbia interrotto la tipologia di assistenza così specifica, importante e rara senza assicurare un’alternativa. Ci chiede dove la sorella potrà essere assistita e riabilitata come decessario, dato il caso». La mail è partita il 10 novembre con richiesta «di cortese, urgente risposta». Sono trascorsi sei giorni e dalla Regione non è ancora arrivata risposta. I familiari e gli amici di Adele si chiedono se i burocrati della sanità, oltre che dei posti letto, si occupino anche degli esseri umani che li occupano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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