Finardi agli studenti: «La musica aiuta a vincere tutte le paure»
Nell’aula magna del liceo Azuni l’incontro con l’autore di “Extraterrestre” e “Le ragazze di Osaka”. Si è parlato di grandi passioni ma anche delle angosce per gli atti di terrorismo e per la violenza
SASSARI. Per sapere chi è Eugenio Finardi forse alcuni dei ragazzi presenti ieri all’incontro che si è svolto al liceo Azuni avranno dovuto chiedere ai loro genitori. Ma poi, il cantautore rock milanese sessantatreenne, dentro un’aula magna strapiena di studenti incuriositi e attentissimi, ha saputo raccontare e trasmettere la sua passione per la musica e parlare ai giovani delle angosce con cui in questi giorni tutti devono fare i conti, adolescenti in primo luogo.
L’incontro con i ragazzi era stato programmato in occasione del concerto che Finardi ha tenuto ieri sera al Verdi ed è stato proprio il musicista a dichiararsi entusiasta di andare a parlare in una scuola piena di storia. Così ha raccontato la sua di storia, quella musicale prima di tutto, cominciata ha detto con l’acuto della mamma, una cantante lirica americana, quando l’ha messo al mondo nel 1952. «Da allora la musica mi è sempre girata intorno e ho fatto della musica la mia vita. Non c’è fortuna migliore». Perciò ha consigliato ai ragazzi di studiare e di non abbandonare mai i propri sogni. Malgrado lui, un ribelle per eccellenza, dal Conservatorio di Milano, dove si era iscritto, sia stato sbattuto fuori. «Ma non mi sono perso d’animo e ho scelto il rock, nonostante ascolti ancora oggi tantissima musica classica».
Una scelta, quella del rock, che ha dato vita a pezzi celebri nati negli anni Settanta: da “La radio” a “Musica ribelle” fino a “Extraterrestre”, canzoni che sono rimaste nella memoria degli italiani anche per la loro carica polemica nei confronti dell’ordine costituito. «Una ricerca che mi ha portato ad esplorare molteplici universi musicali fino alla scelta, guardata inzialmente con sospetto, di approdare, nel 2005 al blues». E invece si è trattato di un ennesimo successo che Finardi ha potuto aggiungere alla sua carriera.
Dopo il racconto del percorso musicale c’è stato spazio anche per alcune domande da parte dei ragazzi. A chi gli ha chiesto che senso ha oggi essere cantautore ha detto che la canzone autoriale così come si era sviluppata durante gli anni della contestazione oggi è stata sostituita dal rap («che voi sardi avete anticipato con le gare poetiche») e a chi ha posto l’accento sul modo di creare musica e testi ha replicato che «io mi sento ispirato da una musa, le canzoni mi arrivano e poi ci costruisco la musica intorno con la tecnica».
Non poteva mancare un riferimento ai fatti di Parigi. «Le angosce sono sempre esistite perché dove c’è sete di potere e ricchezza ci sono le guerre. Io sono nato appena sette anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto gli anni di Piombo quando le brigate rosse uccidevano le persone per strada. Anche questa ondata di violenza terminerà quando i terroristi sanno isolati e non sovvenzionati. E così, Eugenio Finardi ha eseguito alcuni brani per gli studenti cominciando da “Mezzaluna”, scritta in occasione della Guerra del Golfo. (g.g.)
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