Niente pocket money, i migranti si barricano nel centro accoglienza

Cargeghe, rivolta all’interno della struttura per i profughi Protesta non violenta, ma c’è un’indagine della polizia

CARGEGHE. Il pocket money non arriva puntuale? E allora i migranti ospiti del centro accoglienza per cittadini stranieri richiedenti asilo riprendono la rivolta, stavolta impedendo l’accesso alla struttura sia al personale sia ai mediatori culturali. Succede a Cargeghe, dove ieri mattina polizia e carabinieri sono dovuti intervenire sul posto per verificare che la protesta fosse pacifica e comunque limitata a questa rivendicazione. Per svariate ore i profughi sono rimasti barricati dentro, poi la situazione è ritornata alla normalità. Vale la pena di ricordare che già due settimane fa i profughi di quello stesso centro situato sulla piana di Campomela avevano inscenato per le vie del paese una manifestazione non violenta per chiedere con forza il pagamento della diaria di 2,50 euro che lo Stato elargisce a ognuno dei profughi attraverso i titolari del centro. Peccato, però, che molto spesso questi ultimi non siano assolutamente in grado di anticipare tali somme e che di conseguenza tutto ciò finisca per generare grandi malumori tra chi si illude di poter contare su quella somma e poi non la riceve. Nel caso specifico, a non vedere un centesimo da metà settembre sono esattamente 147 persone.

Premesso che la paghetta dovrebbe essere assicurata ai migranti già da stamattina (e che la richiesta è più che plausibile, visto che molti utilizzano quei soldi per inviarli alle loro famiglie), gli effetti della rivolta di ieri potrebbero essere più pesanti del previsto. Nel senso che da parte delle forze dell’ordine è stata avviata un’indagine finalizzata ad appurare che non sia stata infranta nessuna norma. In caso affermativo la conseguenza sarebbe come minimo l’allontanamento dal centro accoglienza degli individui ritenuti facinorosi, i quali sarebbero sistemati in altre strutture. Sempre ieri, gli operatori del centro si sono infatti recati in questura per raccontare quanto è accaduto.

«Purtroppo - commenta il sindaco di Cargeghe, Salvatore Oggiano - qui la situazione è esplosiva, e non ci vuole molto perché degeneri. E per fortuna, tra virgolette, che il centro non è stato allestito all’interno del paese, altrimenti ogni giorno sarebbe una lotta».

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