La Nuova Sardegna

Sassari

Sardisti spaccati, riesplode la guerra

di Giovanni Bua
Sardisti spaccati, riesplode la guerra

La segreteria federale, vicina a Giacomo Sanna, celebra un congresso lampo proibito poche ore prima dal nazionale

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SASSARI. Una lettera firmata dal segretario nazionale Christian Solinas e recapitata ieri mattina all’alba a tutti i segretari provinciali. Un congresso della federazione di Sassari che non s’aveva da fare. Un direttivo proclamato per acclamazione e l’ombra del commissariamento che si profila netta all’orizzonte. Non c’è pace nel partito sardo d’azione, men che mai in quello sassarese, tutt’altro che ricompattato dal congresso nazionale di ottobre, che ha visto prevalere la mozione presentata dal consigliere regionale, e attuale segretario, Christian Solinas, che a maggioranza ha nominato Giovanni Columbu presidente, prevalendo sull’altra del capogruppo in consiglio regionale Angelo Carta, sostenuta anche dal presidente uscente Giacomo Sanna.

Una spaccatura con radici lontane, che è diventata plastica ieri mattina. Con la federazione di Sassari, guidata dal segretario “sanniano” Pietro Madeddu, che ha deciso di andare per la sua strada. E procedere alla convocazione di un congresso per eleggere la nuova dirigenza per i prossimi tre anni. Nonostante sulla scrivania di Madeddu fosse poggiata da qualche ora la lettera confezionata due giorni prima da Christian Solinas che ha convocato venerdì a Nuoro la prima riunione della segreteria nazionale, e deciso che, nelle more del completamento delle procedure di validazione del tutt’altro che pacifico tesseramento 2016: «Non risulta allo stato legittimamente celebrabile alcun congresso di Federazione o di Sezione, che ben potrà e dovrà tenersi a decorrere dal 1 gennaio 2016 a seguito dell'emissione delle relative tessere».

Comunicazione che il gruppo che, almeno sulla carta, controlla il partito nel territorio (vantando una contestata maggioranza di sezioni) ha deciso di ignorare. Celebrando una partecipata riunione all’hotel Leonardo da Vinci, abbastanza furbescamente dedicata al caldissimo tema del cagliari-centrismo e della contestata riforma degli Enti Locali, con relazione introduttiva del segretario Madeddu, saluti dell’ignaro sindaco Sanna, e presentazione lampo della lista unica del direttivo, eletta “per acclamazione”, dopo aver constatato l’assenza in blocco della parte del partito che fa riferimento a Solinas.

«È stata una riunione tra amici», sottolinea glaciale la presidente regionale delle donne sardiste, Carla Puligheddu,consigliere regionale del partito che a Sassari guida la prima sezione del partito tutta al femminile, intitolata a Marianna Bussalai, figura storica, e poetica del sardismo e dell’antifascismo isolano. Lei è con la mozione Solinas: «E rappresento la posizione che è ampiamente maggioritaria nel partito in Sardegna, e anche nella federazione di Sassari, nonostante la segreteria uscente non voglia ammetterlo. E preferisca spaccare il partito invece che cedere, come dovuto, il passo».

Una maggioranza contestata già da tutto il 2015: «Che ha portato l’attuale organismo dirigente – attacca Puligheddu – a deliberare privatamente per mesi. E adesso a tentate questa ultima e vana fuga in avanti. Cercando di forzare la mano, con numeri che non esistono più, e in alcuni casi non sono mai esistiti, per imporsi in un partito che li ha messi legittimamente in minoranza a tutti i livelli». Guerra di tessere (e sezioni) 2015 a parte a tagliare la testa al toro sarebbe proprio la lettera di Solinas, che, in attesa di far ben di conto nel caos generale che la guerra civile sardista si è lasciato alle spalle, ha congelato fino a gennaio i congressi: «La comunicazione della segreteria nazionale è inequivocabile – chiude Puligheddu – Nessun congresso celebrato dopo quella può essere valido. E men che mai nessuna nomina. Lo spazio per ricucire ci può essere. Ma se l’attuale segreteria federale volesse andanti la via è una sola: il commissariamento della federazione di Sassari».

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